Le voci di chi è confrontato con i disagi ferroviari
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Lo slalom dei pendolari
tra i ritardi dei treni
ANDREA STERN


Il treno frena, rallenta, si ferma in un imprecisato luogo tra le stazioni di Taverne-Torricella e Mezzovico. I passeggeri guardano dalla finestra e vedono solo alberi. Dopo qualche istante dagli altoparlanti parte il canonico annuncio. "Per motivi di esercizio - dice una voce metallica - il proseguimento della corsa è ritardato di alcuni minuti. Vi preghiamo di scusarci". I pendolari reagiscono con rassegnazione alla solita tiritera estratta da un campionario che ormai hanno imparato a memoria come fossero delle preghiere. "Stavolta non hanno potuto mettere quella dell’avvenimento accaduto all’estero - nota Luca Paltenghi, diretto a Bellinzona -. I problemi ci sono anche sulla rete svizzera. Ma è indubbio che quando i regionali partivano da Chiasso i ritardi erano molto più rari". Indietro purtroppo non si torna. "Possiamo solo adeguarci alla nuova realtà - prosegue -. Per esempio io se ho un appuntamento importante prendo il treno con mezz’ora di anticipo. Così prevengo eventuali contrattempi".
La tratta peggiore del Ticino è quella tra Capolago e Maroggia. Nell’ultimo anno solo il 49,2% dei convogli l’ha percorsa in orario, secondo i dati di Puentlichkeit.ch. La tratta migliore invece è tra Biasca e Castione, con il 96,9% di puntualità. "Solitamente - afferma Marta Anania, pendolare tra Lugano e Maroggia - i treni che arrivano da nord sono più puntuali di quelli da sud. Per limitare i danni quando parto da Maroggia cerco sempre di scegliere un treno che arriva da Chiasso e non da Milano". I passeggeri dei Tilo hanno insomma imparato a fare di necessità virtù. "Ma per chi come me è abituato ai treni italiani - dice Elena Provenzano -, non sono quei pochi minuti di ritardi qua e là a scalfire un quadro tutto sommato eccellente". Lodi ai Tilo giungono anche da Sara Vedovato, che passa dalla Svizzera per viaggiare tra Varese e Como. "Il servizio è molto comodo - afferma -, i treni sono puliti e arrivano quasi sempre in orario. Non potrei chiedere di più". Ondi Sandi, che arriva dallo Zimbabwe, chiederebbe invece una migliore informazione. "Io parlo inglese - spiega prima di salire sul treno tra Lugano e Chiasso - ma spesso i messaggi vengono dati solo in italiano. E io non li capisco. All’inizio ho pure fatto spesso confusione a Mendrisio, dove il treno si divide in due, una parte per Como l’altra per Malpensa. Non capivo su quale dovessi stare. Per il resto mi sembra che il servizio sia davvero ottimo, non ho nulla di cui lamentarmi".
Forse in Ticino un tempo si era abituati troppo bene. "Io mi sposto con i mezzi pubblici da una vita - spiega Mario Neri, in viaggio tra Chiasso e Lugano - e mi sono sempre trovato bene. Negli ultimi anni però la situazione è nettamente peggiorata.  Soprattutto da quando è stata aperta la linea verso Malpensa. Ci sono troppi collegamenti soppressi e troppi treni sovraffollati. Una volta il viaggio con il treno era sereno, oggi è un azzardo". Luca Gilardoni, appena ventenne, sembra averne già abbastanza. "Sto facendo la patente - spiega -, poi potrò finalmente spostarmi in auto". Meno drastico ma comunque critico è anche Gianfranco Sirna, pendolare tra Mendrisio e Lugano. "Il mattino il treno arriva in stazione già stracolmo - dice -. Bisogna stringersi come sardine, difficilmente ci starebbero dei passeggeri in più". Molto dipende anche dalla fascia oraria. "Il mattino io ho la fortuna di poter partire dopo la folla - spiega Filippo Casadio, studente a Lugano -. Però, è vero, capita spesso anche a me la sera di ritrovarmi nel caos". Una magra consolazione la si ottiene guardando dalla finestra l’autostrada. Lì il caos è ancora più frastornante. "È sempre meglio spostarsi con la ferrovia - dice Andrea Azimonti - che imbottigliarsi nel traffico con l’automobile. Si evita di innervosirsi inutilmente".
astern@caffe.ch
17.11.2019


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