Viaggio nella città "spezzata" dall'ultimo muro europeo
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Nel cuore di Nicosia,
l'ultima capitale divisa
MICHELE LUPPI DA NICOSIA (CIPRO)


Le celebrazioni per i trent’anni della caduta del muro di Berlino sono state salutate, in tutta Europa, con grande enfasi. Politici, giornalisti, uomini della cultura e delle spettacolo, ma anche gente comune, nessuno si è risparmiato nel ricordare il valore di una pagina di storia, divenuta memoria collettiva. Immagini e racconti che sembrano oggi appartenere ad un passato lontano. Eppure, a tre decenni da quei fatti, la capitale di uno stato membro dell’Unione europea è ancora spaccata in due.
Siamo a Cipro, più precisamente nel cuore di Nicosia, "l’ultima capitale divisa d’Europa", come recita il cartello collocato al valico pedonale di Ledra street, oggi una delle attrazioni turistiche più fotografate della città.
A sud della dogana, nella Repubblica di Cipro, dal 2004 parte dell’Unione europea, abitano in maggioranza i greco-ciprioti, mentre a nord, nella cosiddetta "Repubblica Turca di Cipro Nord", dove consistente è la presenza militare dell’esercito di Ankara, la popolazione è per lo più di origine turca.
Ma come si è arrivati a questa vera e propria segregazione tra le due comunità? Gli scontri affondano le radici nella lotta per l’indipendenza dal Regno Unito, ottenuta nel 1960, quando i greco-ciprioti si battevano per l’annessione alla Grecia, mentre i turco-ciprioti, che si erano stabiliti nell’isola durante la dominazione ottomana, temendo l’unione con Atene, spingevano per la spartizione. La situazione si deteriorò ulteriormente negli anni successi portando a veri e proprio scontri inter-etnici che spinsero la comunità internazionale ad intervenire: fu così che, nel tentativo di portare la pace a Nicosia, il comandante britannico, Peter Young, nel 1964, tracciò sulla cartina della capitale una linea, con la penna verde, ad indicare quale sarebbe stato il punto di separazione tra le due comunità. Nacque così la "linea verde" che ancora oggi segna il confine tra le due parti della città.
La spartizione di Cipro fu completata dieci anni dopo, nel 1974, a seguito dell’invasione da parte dell’esercito turco che, con la forza, prese il controllo di tutta la parte nord dell’isola aprendo la strada alla proclamazione della "Repubblica Turca di Cipro Nord".
La separazione tra le due comunità fu netta, almeno fino al 2003 quando, alla vigilia dell’ingresso di Cipro nell’Unione europea, vennero aperti dei checkpoint per permettere il passaggio da una parte all’altra.
Una pratica oggi divenuta normale ai quattro valichi presenti a Nicosia: giusto il tempo di mostrare il proprio passaporto agli agenti della frontiera e di percorrere a piedi la terra di nessuno che separa le due Cipro. Pochi metri al centralissimo valico di Ledra Street, qualche centinaio in più alla dogana nei pressi del Ledra Palace, l’hotel sede del contingente delle Nazioni Unite.
Gli ultimi negoziati tra i leader delle due entità si sono tenuti nel 2017, ma senza arrivare ad una soluzione per la riunificazione. Sullo sfondo anche le dispute, tra Repubblica di Cipro e Turchia, per lo sfruttamento dei giacimenti di gas scoperti nel Mediterraneo orientale.
Ma, nonostante il clima tranquillo, che richiama un’apparente normalità,  le vie della capitale a ridosso della "linea verde" restano monche: tagliate da cancelli, reti metalliche e barriere fatte di bidoni verdi.
Da anni, su uno dei bastioni delle mura veneziane che circondano il centro, a pochi passi dalla zona cuscinetto, dove arrugginiscono le vecchie postazioni di vedetta delle Nazioni Unite, è stato riaperto un parco frequentato dai bambini turco-ciprioti. Dall’alto del bastione si vede l’altra Cipro con i nuovi grattacieli in costruzione: resta lì, distante pochi metri, oltre le reti metalliche sorvegliate dai militari, innalzate nel cuore di una capitale europea.
15.12.2019


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