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Il Caffè ha seguito chi aiuta anziani  e poveri
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L'ersercito dei volontari
...una giornata qualsiasi
ANDREA BERTAGNI


La lista della spesa non è lunga. Infatti per Francesca Schmid e suo marito, che abitano a Viganello, non è quella settimanale. Farina, lievito, frutta, verdura, formaggi, pane, yoghurt, affettati. Non manca quasi niente. Gioele Tagliabue, scout di Viganello di 24 anni, la ripassa ancora una volta. Sono le dieci di mattina di un giorno della settimana. E per Gioele Tagliabue inizia un nuovo tour de force. "Ho iniziato a fare la spesa e a consegnarla a domicilio lo scorso 14 marzo - annota - e non mi sono ancora fermato". Tagliabue non si è fermato neppure se dalla settimana scorsa gli over 65 possono uscire di casa per andare al supermercato. E infatti tra gli scaffali se ne vedono parecchi. Tirano i carrelli con la mascherina e uno sguardo vivace sul volto. Si capisce che la voglia di uscire era tanta.
Gli scout di Viganello si sono messi a disposizione fin da subito. Come tanti altre organizzazioni private. Quando c’è da dare una mano gli scout non si tirano certo indietro. "È nel nostro Dna e nel nostro spirito - spiega Tagliabue, che in questo periodo non lavora perché la sua azienda è chiusa per il lockdown - e poi è meglio se a uscire siamo noi giovani invece degli anziani". La paura di contrarre il virus c’è comunque. Non è scomparsa. "Cerco di stare attento - riprende Tagliabue - rispetto le distanze e curo l’igiene personale". Intanto il carrello comincia a riempirsi. "Ormai sono diventato esperto", scherza lo scout. C’è da credergli. Anche perché in questo supermercato di Lugano quasi tutti lo salutano e lo riconoscono. Non soltanto per il foulard rosso e bianco che porta al collo.
Alle 11 la spesa è finita. Tagliabue raggiunge la cassa. Mette i prodotti sul nastro. Sta attento a non mischiare i generi alimentari. Perché le liste erano due. È da solo e stare al passo della commessa non è semplice. I prodotti cominciano ad accumularsi. Ma non c’è fretta. Paga e conserva gli scontrini. "Anticipiamo noi i soldi", sottolinea. Il più sembra fatto. Arrivato nel parcheggio carica le provviste nel baule. E riporta indietro il carrello. Solo a questo punto si toglie i guanti. Che ha indossato per tutto il tempo. Il tragitto non è lungo. Francesca Schmid e suo marito abitano in un palazzo al quarto piano vicino alle scuole medie di Viganello. Tagliabue smonta dall’auto, prende il telefono e compone il numero della signora. "Prima di suonare alla porta avvisiamo", dice. Questa volta però dall’altra parte della cornetta non risponde nessuno. Francesca Schmid spiegherà più tardi di non aver fatto in tempo. Poco male. Lo scout suona il citofono. "Sono Gioele", esclama. Il portone si apre. "Ormai mi conoscono - precisa - del resto non è la prima volta che gli porto la spesa". Arrivato al piano, Tagliabue incontra subito una porta aperta. Francesca Schmid è sulla soglia. Sorridente. "Sono proprio dei bravi ragazzi - annota, riferendosi agli scout di Viganello - senza di loro non saprei come fare. Mio marito ha la Bpco (la broncopneumopatia cronica ostruttiva) e il medico ha consigliato anche a me di non uscire. Per cui sto a casa, anche se la voglia di mettere fuori il naso è tanta, ma non posso guardare solo a me stessa". Mentre parla Francesca Schmid tiene la distanza di sicurezza. Anche Tagliabue lo fa. I soldi passano di mano dentro a una busta di carta.  Schmid non controlla la spesa. Si fida. Di più. Si congratula. Perché allo scout regala un uovo di Pasqua enorme. Un piccolo gesto. O forse grande. Sopratuttto di questi tempi. Dove la solidarietà si tocca con mano tutti i giorni.
Come alla mensa sociale del Centro Bethlem di Lugano gestita da Fra Martino Dotta in collaborazione con le Associazioni cristiane lavoratori internazionali (Acli). Un piccolo edificio giallo, chiamato appunto "casetta gialla", a due passi della pista della Resega. Dove tutti, dalle 11 alle 13, sette giorni su sette, possono portarsi ogni giorno il pranzo a casa. Gratis. "L’offerta di un pasto caldo - spiega Fra Martino Dotta - è soprattutto rivolta a chi non ha altri aiuti. Si tratta per lo più di persone che in questo periodo sono sommersi dalle difficoltà e non hanno neanche i soldi per fare la spesa". Oggi i volontari del centro hanno preparato maccheroni al ragù. Il pentolone in cucina è pieno fino all’orlo. Sono le 11 e un quarto e in pochi minuti il via vai di persone è costante. Si affacciano all’entrata. Chiedono i sacchetti e li ritirano, ringraziando. In ogni sacchetto di plastica c’è una porzione di pasta sigillata, una bibita e un po’ di frutta. "All’inizio dell’epidemia abbiamo dovuto chiudere - prosegue Fra Martino - perché non potevamo rispettare gli standard di sicurezza. Da tre settimane abbiamo riaperto la mensa, ma offriamo solo cibo da asporto". La domanda del resto è tanta. Anzi, è stata proprio l’emergenza sanitaria a far esplodere le richieste. "Normalmente cucinavamo dalle 15 alle 25 porzioni al giorno, mentre oggi, con la crisi arrivamo a una cinquantina a Lugano e a una trentina a Locarno, dove a casa Martini c’è il nostro secondo centro d’accoglienza", specifica Fra Martino. Il telefono squilla. Un volontario prende appunti e registra tutto su un computer. Qualcuno si presenta dicendo il proprio nome, perché ha chiamato che sarebbe arrivato. I sacchetti diminuiscono a poco a poco. Non le scorte. Che Fra Martino ha ricevuto in quantità grazie alla generosità di molti. "Non beneficiamo di sostegni pubblici e tutto quello che riceviamo è frutto di donazioni", afferma. Donazioni che con l’emergenza sono aumentate. "È un bel segnale". L’auspicio del frate è che presto casa Martini a Locarno possa tornare a offrire anche i posti letto. Per chi una casa non ce l’ha. E deve restare chiuso tra le mure domestiche per proteggersi dal Covid-19.
Anche l’anziana signora di Pregassona che ha chiamato Renzo Viganò, che a fine marzo con un gruppo di conoscenti e amici ha creato il progetto S.m.i.l.e., ha preferito non uscire. Sono le 13.30. Per lei il volontario ha comprato patate, pane, yoghurt, latte e banane. Il servizio è ovviamente gratuito. "In tutto siamo una decina - racconta Viganò, che lavora da casa e quando può prende una pausa per aiutare proprio i più bisognosi - in queste ultime settimane le richieste sono un po’ diminuite, ma nei primi 20 giorni le chiamate sono state 180". Viganò sceglie i prodotti con cura. "Ogni lista è preparata in base al supermercato. Qui, ad esempio, la frutta e la verdura sono esposte all’inizio, dunque anche le nostre liste iniziano così". Ogni tanto però qualche prodotto non si trova lo stesso. Viganò non si abbatte e chiede informazioni al personale. Stavolta è il pane integrale.  Anche lui anticipa i soldi e chiama al telefono per avvisare che sta arrivando. Sono le 14.15. La signora è però già al telefono e sente solo il citofono. Viganò appoggia il sacchetto davanti al portone d’entrata e fa qualche passo indietro. Ha mascherina e guanti. "Come va signora?", chiede. Gli occhi della donna sorridono, come se chiacchiarare con qualcuno fosse la cosa più bella del mondo. E forse oggi per molti anziani spaventati lo è davvero. "Alcuni di loro si impressionano se ci vedono con la mascherina, altri si sentono più protetti - riprende Viganò - è molto soggettivo l’approccio. Tutti però amano parlare un po’, anche del più e del meno, come del tempo". In effetti è così anche questa volta. La signora si scusa per non aver risposto al telefono, ringrazia e lascia un po’ di mancia. "Forse ci rivedremo", sussurra a Viganò. Che sorride e si allontana. Per un’altra consegna. abertagni@caffe.ch
19.04.2020


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