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Il fotoreportage tra chi è rimasto segnato dalla xenofobia
Immagini articolo
Il razzismo raccontato
nei ritratti delle vittime
ALESSIO PADUANO


La morte di George Floyd, l’afroamericano ucciso lo scorso 25 Maggio 2020 da un agente di polizia durante un fermo a Minneapolis, in America, è stato un evento tragico ma che allo stesso tempo ha risvegliato le coscienze della popolazione mondiale ricordando che nonostante anni di lotte per l’uguaglianza, esiste ancora oggi un fenomeno chiamato razzismo. L’Italia è tra i Paesi europei che soffre maggiormente questo problema. Abrar, Nico, Ese, Abraham, Leonardo sono solo alcuni nomi di una lista lunghissima di persone che sono state vittime di attacchi violenti per la sola "colpa" di avere un colore della pelle diverso. Attacchi che negli ultimi anni stanno aumentando in maniera esponenziale (addirittura triplicando tra il 2016 e il 2018) e che in alcuni casi si sono trasformati in vere e proprie tragedie, come quella di Soumaila Sacko, un 29enne del Mali ammazzato a fucilate nella zona di San Calogero in Calabria, mentre cercava di recuperare del materiale di scarto da una vecchia fornace in disuso, probabilmente per rinforzare la baracca dove viveva, nella tendopoli di San Ferdinando.
L’associazione "Lunaria" ha contato 27 attacchi a sfondo razzista nel 2016, 46 nel 2017 e 126 nel 2018. Jerry Boakye Henry, un ragazzo di 31 anni proveniente dal Ghana è uno di quelli che per colpa del razzismo ha visto cambiare per sempre la sua vita. L’11 Luglio 2017 stava tornando a casa, a Castel Volturno, in pullman, quando si è alzato dal suo posto per far accomodare una signora. Ha chiesto ad una persona davanti a lui di farlo passare per scendere. L’uomo lo ha insultato e poi lo ha aggredito alle spalle, prima con un pugno e poi con una serie di colpi mentre era a terra indifeso e inerme. Oltre a provocargli la paralisi degli arti inferiori, i colpi che ha subito hanno danneggiato irrimediabilmente anche la mobilità delle braccia e delle mani. I medici gli hanno diagnosticato una paraplegia definitiva degli arti inferiori e la diparesi degli arti superiori. Jerry Boakye Henry è uno dei tanti volti delle vittime di razzismo. Volti che raccontano un disagio e una profonda piaga sociale.
Negli ultimi anni la politica migratoria italiana si è inasprita notevolmente, e anche grazie a campagne elettorali che hanno trasmesso  un sentimento di paura e diffidenza nei confronti dello straniero, la violenza di natura razzista è fortemente aumentata.
Nel settembre 2018, l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, che è diventata Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, puntava ad inviare personale in Italia per valutare il forte aumento degli atti razzisti contro migranti, persone di origine africana e rom.
Dalla "grinfie" del razzismo italiano non si salvano nemmeno le donne. Una di queste è Edith Tro che viene dalla Costa d’Avorio e vive in Italia da trent’anni. Il 20 Febbraio 2019 stava tornando a casa a piedi dopo una giornata di lavoro, quando ha incrociato un gruppo di donne che l’hanno prima insultata e poi picchiata. Al branco si sono aggiunti due uomini, che non hanno risparmiato calci e pugni. Dopo un po’ sono intervenuti un benzinaio e suo figlio, così gli aggressori sono fuggiti. Sullo sfondo di questa tendenza xenofoba in Italia c’è una crisi socio-economica in cui gli stranieri sono percepiti come la causa e i migranti diventano capri espiatori.
Dalla morte di George Floyd, sono state organizzate da nord a sud della penisola Italiana decine di manifestazioni, che se da un lato hanno rappresentato un momento di solidarietà per tutti gli afroamericani che quotidianamente subiscono discriminazioni, dall’altro sono state un’occasione per dire basta al razzismo endemico e chiedere giustizia e uguaglianza. Al di là del colore della pelle.
20.06.2020


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