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Mistero nel cantiere del gasdotto tra Russia e Germania
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Quella nave fantasma
sul molo di Sassnitz
ALESSANDRO RICCI DA SASSNITZ, GERMANIA


Questa estate, sul molo della piccola città costiera tedesca di Sassnitz, è apparsa una nave hotel che presto si è guadagnata il soprannome di "nave fantasma". Una "nave fantasma" perché nessuno vuole davvero dire perché sia lì e chi siano i lavoratori che la occupano. L’unica cosa nota è il nome impresso in caratteri cirillici: Rossini (Россини).
La piccola Sassnitz, sulla costa baltica dell’isola di Rügen è salita al centro della politica mondiale grazie alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2. Il progetto, che vede una joint venture tra Germania e Russia, ha incontrato diversi oppositori in tutta Europa e negli Stati Uniti. A dicembre 2019, l’amministrazione statunitense ha imposto sanzioni alle società coinvolte nel progetto Nord Stream 2 perché il gasdotto, con i suoi 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, aumenterebbe la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Ma secondo alcuni critici sarebbe solo una strategia per vendere alla Germania il gas liquido (Gnl) statunitense.
Le sanzioni sono probabilmente il motivo per cui la misteriosa nave Rossini è ancorata nel porto di Sassnitz. A seguito delle sanzioni, infatti, la nave della compagnia svizzera Allseas, che si era occupata della posa delle tubature sul fondo del Mar Baltico, si è ritirata dal progetto ed è stata sostituita dalla nave russa Akademik Cherskiy.
Ormeggiata sul molo nel porto di Mukran, a Sassnitz, è il cantiere dove lavorano gli occupanti della "nave fantasma". Si può sentire il rumore costante dei lavori fino alla riva, oltre le recinzioni che delimitano l’area portuale, tra traghetti per Trellerborg in Svezia e una distesa immensa di tubature per il gasdotto, ognuna lunga 12 metri per un peso di 24 tonnellate. Anche qui l’unica informazione che trapela è che la nave debba ancora essere ristrutturata per adattarsi al gasdotto. Altrimenti, l’intero progetto sembra un muro di silenzio.
Ma le sanzioni erano solo il preludio, perché nuovi ostacoli sul gasdotto di proprietà della società di stato russa Gazprom, vanno man mano emergendo. Il sindaco della città, Frank Kracht, ha ricevuto ad inizio agosto una lettera dal Senato degli Stati Uniti dove si minacciano "sanzioni economiche devastanti" contro la società che gestisce il porto, la Fährhaven Sassnitz Gmbh, al 90% del comune e al 10% del Land del Meclemburgo Pomerania Anteriore, con riferimento alla Akademik Cherskiy e allo stoccaggio dei tubi. Sanzioni, che mirerebbero a trattare la piccola località sul Mar Baltico alla stregua dell’Iran e della Corea del Nord e che significherebbero niente più attività economiche con le compagnie statunitensi per la comunità cittadina, dove il porto è il fattore economico più importante accanto al turismo, con oltre 2.000 persone che vi trovano impiego.
E per Kracht la lettera con primo firmatario il senatore Ted Cruz non è l’unica preoccupazione. Infatti, in seguito all’avvelenamento dell’oppositore russo Alexei Navalny, anche a Berlino si è ricominciato a parlare di una possibile interruzione del progetto come punizione per il regime di Vladimir Putin. Lo stesso vale per Bruxelles, che vuole discutere delle sanzioni nei confronti di Mosca. "L’arresto dei lavori di costruzione del Nord Stream 2 deve essere nell’elenco delle possibili sanzioni" dell’Ue contro la Russia, ha tuonato Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo.
10.10.2020


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