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L'ipotesi "vetrine spente" preoccupa i negozianti
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"Ma senza il Natale
il futuro è a rischio"
ANDREA BERTAGNI


Dall’Avvento a Natale realizzo il 20-25% del mio fatturato annuale. Sto vivendo settimane di ansia. Se ci chiuderanno, sarà difficile riprendersi". Luana Cavalli, fiorista a Locarno, vive alla giornata in questi giorni difficili a causa del coronavirus. "Non so davvero cosa aspettarmi", dice. In effetti regole e disposizioni cambiano veloci, secondo il numero di contagi e ricoveri. E pensare alle feste natalizie oggi equivale per molti commercianti a fare un salto nel buio. Anche se la pandemia non ha frenato il commercio al dettaglio in Svizzera dei primi nove mesi dell’anno, secondo Gfk Markt monitor. Ma Omar Frigomosca, venditore di gioielli ambulante è  esplicito. "Senza il Natale andrà molto male, perchè è proprio in quel periodo che si fanno quadrare i conti di tutto l’anno".  Vero è che "i clienti hanno paura, sembra non esserci alcun desiderio di fare acquisti - nota Aline Schwender, una boutique di abbigliamento a Locarno -. Ecco perché le prospettive non sono buone. Ma se ci sarà un altro lockdown saranno pessime".
Alberto Ungetti, gioielliere a Lugano, non si farà comunque trovare impreparato. "Ho creato un sito Internet per lo shop online - spiega - e adesso mi aspetto che le persone capiscano il mio sforzo e non si concentrino solo sulle grandi piattaforme. Le piccole realtà come la mia non sono assolutamente rimaste con le mani in mano". Vive alla giornata anche Nadia Pesenti, fiorista a Bellinzona. "Per Natale ho investito tanto, ma non so se ci sarà un riscontro. Mi adatterò alle conseguenze".
Fabrizio Colciaghi, restauratore e negoziante di pitture e vernici a Lugano, non si fa tante illusioni. "Al di là della pandemia, è da 10-15 anni che non lavoro in maniera regolare. Non è vero che a Natale guadagno di più di altri periodi. Anzi". La vendita, è il suo ragionamento, è diventata molto più irregolare. E sta al commerciante sapersi adattare. Christina Preisig, che ha un negozio di gioielli a Locarno, non sa cosa aspettarsi. "Ma rimango positiva. Certo è che se non avremo il Natale non sarà facile".
Anche Manuela Leone cerca di esprimere ottimismo. "Ho aperto solo da quattro mesi qui a Locarno, ho tante idee. Il mercatino è stato annullato? Speriamo allora che la gente entri nei negozi". Nel frattempo però la clientela inizia ad avere paura. Se n’è accorta anche Elena Caron Biaggi, che ha una pelletteria a Bellinzona. "Sto vivendo nell’incertezza. È difficile fare previsioni. Di sicuro il periodo natalizio è importantissimo per noi negozianti". Ecco perché al solo pensiero le espressioni dei commercianti si fanno cupe. "Mantenendo le regole credo che potremo rimanere aperti", commenta Caron Biaggi.
Helios Lika ha una macelleria proprio in centro a Lugano. "La città è vuota, ottobre poi è stato un disastro - osserva -. Spero di recuperare a novembre, anche se le persone si spostano meno". Lika non vuole neppure pensare a un Natale con i negozi chiusi. Come Nebihe Atabilgin, che vende abbigliamento per l’infanzia, e non vuole immaginare una Lugano deserta. "Ho sentito che forse non metteranno neppure l’albero in piazza Riforma. Se sarà così, sarà davvero molto triste, perché alle persone bisogna invece dare speranza. Il virus c’è, ma non bisogna creare troppo allarmismo. Tanto più che il piccolo commercio sta andando malissimo e di veri aiuti non se ne vedono". Anche Assem Louis Fernandes, negoziante a Lugano, resta convinta che il Natale sia importante. Ecco perché si augura "che vengano prese altre misure, non la chiusura dei negozi". Almeno così ci sarà un po’ di ossigeno per i commercianti. "Abbiamo la capacità di accettare quello che arriva, ma anche la forza di superare i momenti difficili", conclude Davide Favalessa, calzolaio.
abertagni@caffe.ch
07.11.2020


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