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L'affascinante storia dei religiosi "Monuments men"
Immagini articolo
I monaci benedettini
che salvano i manoscritti
GABRIELE GATTI DA MOSUL


L’appropriazione e la distruzione della memoria di un popolo sono sempre state in cima alle priorità di un conquistatore. La memoria, può dissolversi nel fumo di un rogo o sotto i bombardamenti sulle città sotto assedio. Dai tempi della guerra del Peloponneso, passando attraverso il Terzo Reich, la dispersione del patrimonio culturale è una pratica giunta sino ai nostri tempi. Nel periodo del cosiddetto califfato, quando l’Isis occupò grandi porzioni di territori nell’ovest dell’Iraq e nel nord della Siria, la vendita di artefatti antichi e soprattutto di manoscritti e collezioni senza prezzo è stata una delle principali fonti di finanziamento dell’Isis.
Il valore economico dei reperti sottratti all’Iraq che oggi si trovano in collezioni private è però solo una parte della perdita subita dalla cultura di questo popolo e, se l’Unesco ha schierato numerosi "monuments men" per salvare questi artefatti dalla distruzione, al contempo un’organizzazione del Minnesota fondata da monaci benedettini ha continuato a salvare silenziosamente il patrimonio manoscritto messo in pericolo dall’occupazione di quei territori. La Hill Museum&Manuscript Library affonda le sue radici negli anni Sessanta quando, sotto la minaccia di un conflitto nucleare globale, alcuni monaci Benedettini decisero di digitalizzare e conservare il patrimonio manoscritto nei monasteri di Svizzera, Italia e Austria.
Da quel tempo la missione e i mezzi della Hmml si sono evoluti e, come testimonia il direttore del centro padre Columba Stewart, ora l’obiettivo dell’organizzazione è quello di salvare i manoscritti nelle aree più pericolose del pianeta e di renderli disponibili all’umanità in una biblioteca digitale. La Hmml ha condotto progetti di salvaguardia e digitalizzazione anche nell’Iraq occupato: "Il nostro lavoro in Iraq è possibile solo grazie al nostro partner di Mosul, l’arcivescovo Najeeb Michaeel. Grazie a lui e con lui siamo capaci di portare avanti il nostro lavoro".
Un compito che spesso si è trovato in contrasto con gli interessi degli occupanti, che hanno usato il patrimonio librario dell’immortale città di Mosul come merce sul mercato nero per poter finanziare le proprie attività. Inoltre, una delle violenze inferte alla seconda città più grande dell’Iraq è il rogo della biblioteca dell’Università di Mosul nel 2014. "Il vero danno alla cultura non fu la perdita del patrimonio librario - dice Padre Stewart - ma la distruzione di una biblioteca universitaria ancora attiva. Quando del 2017 ho visto gli scaffali bruciati, le ceneri dei libri e il buco di una bomba nel soffitto, la cosa che mi ha fatto più gelare il sangue è stata tuttavia sapere che negli altri edifici venissero prodotte bombe e non conoscenza, e l’idea che non è stata spazzata via solo la memoria del passato, ma anche il sapere del presente".
La nuova alba per i territori usciti dall’occupazione del cosiddetto Stato Islamico passa dunque attraverso la trasmissione della cultura da parte delle università e delle biblioteche che, grazie alla conservazione digitale, non potranno più essere minacciate neppure dalla follia dell’estremismo o dai bombardamenti. Un’assicurazione che, dopo tre anni dalla fine di un periodo oscuro per l’Iraq, ha permesso a Mosul di tornare alla vita.
23.01.2021


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