Le principali critiche del super esperto alla Pianificazione
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"Carenze nell'attribuire
le specialità mediche"
PATRIZIA GUENZI


Efficacia e qualità. Sono i pilastri fondamentali su cui deve poggiare una pianificazione ospedaliera. Criteri, che non sembrerebbero però essere stati considerati a sufficienza da chi ha concepito la Pianificazione cantonale 2015. A sostenere una carenza nell'attribuire le specialità mediche, in maniera molto diplomatica e tra le righe del suo rapporto, Willy Oggier, l'esperto di politica sanitaria a cui lo scorso febbraio il governo ha chiesto una perizia sulla Pianificazione, dopo la parziale bocciatura della speciale Commissione parlamentare (Cpo). A sostegno della sua tesi, Oggier fa un esempio: il Cardiocentro di Lugano. "Di tutti i mandati attribuiti, quello al Cardiocentro, dopo l'apprezzamento del fabbisogno, tenendo conto di fattori particolari, è da considerare il più critico", scrive a pagina 43 del suo rapporto. Un rapporto "riservato" che il Caffè pubblica in esclusiva.  
Nelle 52 pagine della relazione, consegnata a fine marzo da Oggier al ministro della Sanita Paolo Beltraminelli, l'esperto - con studio a Küsnacht e consulente di aziende che operano nel settore della salute - cita il Cardiocentro come l'esempio più lampante di una mancata valutazione economico sanitaria. Anche perché, sottolinea, "non sono visibili degli sforzi per ridurre i volumi di attività, più elevati nel confronto intercantonale. Dal punto di vista economico sanitario, a priori almeno, non sembra essere completamente fuorviante l'assunto che, tenendo conto del territorio ticinese limitato e del finanziamento attrattivo del Drg in questo ambito (n.d.r. le tariffe delle prestazioni di assistenza ospedaliera per acuti), potrebbero esserci prestazioni indotte dall'offerta".
Insomma, più attenzione ad efficacia e qualità. Ecco perché il presupposto per qualsiasi pianificazione ospedaliera dev'essere un approfondito lavoro di analisi che valuti casi, costi e massa critica. E sul metodo che ha portato alla distribuzione dei mandati, Oggier, sempre a pagina 43, scrive: "L'attribuzione dei mandati una tantum all'interno dell'Ente potrebbe essere giustificabile, visto che non c'erano né il tempo né le risorse necessarie per controllare ogni singola attribuzione. D'altro canto appaiono più problematiche le modalità del processo su come si è arrivati a questo risultato. Se la scelta fosse stata fatta attraverso una revisione dei requisiti dei vari gruppi di prestazione, tenendo conto del numero minimo di casi, si poteva evitare la sensazione di aver favorito singoli ospedali".
Sempre a proposito del Cardiocentro, secondo Oggier, sarebbe stato meglio utilizzare i criteri di offerta e di economicità di altri istituti fuori cantone. Magari facendo una convenzione, ad esempio con una clinica di Zurigo. Perché ormai sul tanto deprecato "treno per la Svizzera tedesca" - usato più volte  come spauracchio per convincere la classe politica a mantenere in Ticino il maggior numero di mandati- molto probabilmente prima o poi bisognerà comunque salire. Difficile che un cantone di 350mila abitanti possa garantire la qualità di ogni singola prestazione sanitaria. Non ci sono i numeri. Di conseguenza, difficile anche riuscire a trattenere in Ticino qualificati professionisti, se i pazienti sono troppo pochi. Con la pratica si accumula preziosa esperienza che va a braccetto con la qualità. A questo proposito, Oggier, a pagina 17 consiglia il Cantone ad impegnarsi nella formazione delle giovani leve per rendere attrattiva la professione medica. "Reclutamento di 'attori' di punta a livello di quadri medici, in particolare negli ospedali di cure primarie e di riferimento. Nel contesto della Pianificazione a lungo termine dovrebbe essere fatto il tentativo, nel caso di periodi di assenze prevedibili, di reclutare dei primari e dei capiservizio che costituiscano un potenziale di incremento a livello cost-weight del Drg rispetto allo status quo". E aggiunge: "Potenziare l'attrattività per il personale di cura di alta qualità nell'ambito medico, delle cure, delle terapie e dell'amministrazione tramite la costituzione di centri di formazione interni".
Ala specifica domanda sul ruolo della Master Medical School, l'esperto osserva a pagina 22: "Una nuova possibilità di formazione per medici, nel Ticino ha senso soltanto se contribuisce in modo attivo e sostanziale alla salvaguardia dell'offerta sanitaria del cantone". Tuttavia, Oggier suggerisce comunque che di fronte a patologie troppo rare o complicate è meglio affidare il paziente alle competenze di professionisti fuori cantone. Magari di quei cantoni in cui, prima della pianificazione, è stata fatta un'approfondita valutazione dei criteri di efficacia e qualità.

pguenzi@caffe.ch
19.04.2015


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