Sempre minori le competenze finanziarie dei più giovani
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Come parlare di soldi
ai nostri ragazzi
OMAR RAVANI


Cosa fare quando nostro figlio chiede dei soldi? È una delle situazioni con cui prima o poi tutti i genitori devono fare i... conti. Purtroppo, quello del denaro è da sempre un rapporto complesso in famiglia. Un po’ come il sesso rappresenta il grande tabù dell’educazione. Ma le cose devono cambiare, anche perché oggi sempre prima anche i più piccoli sono esposti all’uso del denaro. “Non è vero che i bambini vanno tenuti fuori da questioni che, erroneamente, noi adulti consideriamo troppo complicate e gravose – osserva la psicologa Simona Lauri -. Dobbiamo al più presto far capire loro che un uso responsabile dei soldi è fondamentale per evitare di cadere, da adulti, nella trappola della cattiva gestione dei propri guadagni, quindi nell’indebitamento”.
Insomma, un gioco di equilibrio riuscire a spiegare che il denaro non va certo demonizzato, ma nemmeno mitizzato come il mezzo esclusivo da cui dipende la nostra esistenza. “L’importante è insegnare ai nostri figli che in giusta misura i soldi servono e che lo scopo non è quello di accumularli - aggiunge Lauri -. Perciò benvengano anche dei ‘no’ se il bambino insiste per farsi comperare qualcosa. Non dobbiamo temere di farli soffrire, altrimenti cresceranno convinti che solo comperando cose saranno felici”. Il New York Time, che recentemente ha trattato questo problema educativo, ha spiegato anche perché dobbiamo dire ai nostri figli quanto guadagnamo e che è sbagliato rispondere alle loro curiosità con un “non sono affari tuoi”. Il rapporto col denaro varia con l’età. Ogni momento richiede spiegazioni differenti, vista anche l’esigenza del ragazzo, crescendo, di avere dei soldi a disposizione. “Bisogna adattare l’educazione all’età - sottolinea la psicologa -. Ma sin da piccoli devono capire che tutto ha un prezzo e che papà e mamma lavorano per potersi guadagnare da vivere. È inutile raccontare loro favole come quelle che i soldi arrivano da cappelli magici o altre stupidaggini”.
Tuttavia, anche quando i figli saranno in grado di gestirsi un loro gruzzoletto i problemi non sono finiti. In questo caso si impongono altri metodi. “Quando frequentano le elementari si può iniziare a dar loro una paghetta. Capiamo subito se i nostri insegnamenti sono stati recepiti. Il ragazzino che si compera qualcosa e mette da parte anche qualche soldo inizia bene. L’importante è lasciarli gestire autonomamente e, soprattutto, non punirli portandogli via i risparmi. Crescerebbero pensando che le buone azioni hanno un prezzo”.  
Arrivati alle scuole medie le esigenze dei ragazzi si fanno più pressanti e da quel momento si può iniziare ad intrecciare un rapporto di maggiore complicità. “A partire dagli 11-12 anni, si può anche aprire loro un conto in banca – suggerisce Lauri -. Sempre con la supervisione del genitore, si può passare a pratici esempi di autogestione del denaro. Come spendere, risparmiare e, perché no, guadagnare qualche soldino. Ma mai monetizzare ogni cosa, come, ad esempio, i buoni risultati scolastici o le prestazioni sportive”.
08.02.2015


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