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Uno studio rivela che i quesiti sull'eros sono affidati al web
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Se ho problemi sessuali
ne parlo con Google
EZIO ROCCHI BALBI


Parlare di sesso non è mai stato facile. Parlare di problemi legati alla sfera sessuale, ai rapporti più intimi col partner quasi un tabù. Argomenti scottanti che non si confidano certo ai genitori, raramente agli amici più fidati, spesso nemmeno vengono affrontati col partner. Per fortuna c'è il web. Per quanto possa sembrare paradossale il "sessuologo" più consultato in assoluto non riceve su appuntamento, garantisce il massimo anonimato, affronta anche le situazioni più scabrose senza fare una piega, inarcare un sopracciglio, e ha sempre una risposta, un consiglio per tutto, perversioni incluse. E si chiama Google. "La cosa non deve sorprendere, soprattutto tra gli americani che su Internet cercano la risposta a tutte le loro esigenze", nota il sessuologo Willy Pasini.
Sì, il motore di ricerca online più cliccato del pianeta si sta rivelando il consulente di pianificazione famigliare, solving problem matrimoniale e panacea per tutti i temi spinosi dell'intimità sessuale. Il New York Times, infatti, ha recentemente pubblicato uno studio sociologico del General Social Survey che ha raccolto le ricerche fatte online da migliaia di utenti, sposati e no, tracciando una sorta di mappa dei problemi più denunciati, dal calo dei rapporti sessuali alla mancanza di desiderio, se non di sesso tout court. "Che si tratti delle istruzioni per costruire una casetta di legno per gli uccellini o l'immotivata assenza di pulsioni sessuali è la stessa cosa - sottolinea Pasini -; magari sul web si trova anche un tutorial. Devo anche dire che, in fondo, non ci vedo nulla di male. Naturalmente se parliamo di situazioni 'leggere' può essere utile avere una panoramica della stessa realtà filtrata da altre esperienze simili. Certo per problemi sessuali più complessi, come quelli che coinvolgono il passato della persona, è difficile trovare soluzioni facili senza l'analisi professionale di un terapeuta".
Dai dati Google elaborati dal General Social Survey le ricerche in cima all'hit parade - effettuate da persone coniugate di ambo i sessi - non riguardano consigli e suggerimenti su come migliorare le proprie prestazioni sessuali, ma denunciano l'assenza stessa dei rapporti.  Le ricerche per "sexless marriage" sono tre volte e mezza più frequenti di "matrimonio infelice" e otto volte più cliccate di "loveless marriage", matrimonio senza amore. Il problema di avere un partner che non vuole avere nessun rapporto sessuale è sedici volte più frequente del fatto di avere il coniuge che, di problemi sessuali, non ne vuol proprio parlarne e sentirsene accennare.
E non è che, parlando di calo del desiderio sessuale o assenza di rapporti, le cose siano tutte rose e fiori fra i non sposati. Mentre le "denunce" di insolvenza sessuale tra mariti e mogli sono più o meno uguali, tra fidanzati, gli "unmarried people", si scopre che i partner che non cercano rapporti sono cinque volte e mezzo di più di quelli che lo rifiutano. E stranamente sono più i non sposati maschi senza stimoli e pulsioni sessuali che le non sposate a rifiutare i propri piaceri.  
"Naturalmente sono tutte statistiche da valutare con prudenza - dice Pasini -, ma sui problemi sessuali più generalizzati e più diffusi offrono uno spaccato che rispecchia la realtà". Certo è più facile superare il pudore, 'parlare' delle proprie ansie e fantasie sessuali dietro l'anonimato di un nick name sulla Rete. "Caso mai mi preoccuperei di quanti giovani si affidano, per questi problemi, a un touch... Forse non tutti sanno, a partire dagli stessi genitori, che il 30% degli adolescenti affida al web dei loro selfie in pose discutibili - osserva Pasini -. Una tendenza diffusa anche tra i più grandi, d'accordo, ma gli adulti se ne assumono la responsabilità, mentre i giovanissimi non si rendono conto di tutte le conseguenze che potrebbero subire".

erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi
29.03.2015


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