La sicurezza al top nel nuovo servizio "cloud" di Swisscom
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Una "nuvola" svizzera
blinda tutti i nostri dati
EZIO ROCCHI BALBI


La nuova memoria di massa, custodita ai massimi livelli di sicurezza possibile, si è trasferita tra le nuvole. Nuvola in senso di "cloud", giusto per indicare quello sconfinato spazio virtuale capace di conservare tutte le nostre foto, i video e i files in "territorio" elvetico. Per tradizione quello più sicuro.  La nuova soluzione di archiviazione online svizzera, poi, ospitata sui server di Swisscom con la formula "myCloud", promette una memoria illimitata e gratuita, il back-up automatico di tutti i contenuti multimediali sul nostro smartphone, una condivisione automatica di foto e video con chi desideriamo e la possibilità di gustarceli sulla tivu di casa con Swisscom Tv 2.0. E che dal punto di vista del business la soluzione sia squisitamente strategica è dato dal fatto che Swisscom, sorvolando sul fatto che abbia gli abbonamenti più cari d’Europa, è il primo operatore telefonico a offrire un servizio cloud degno di questo nome.
"È una soluzione geniale, perché ormai non ha senso memorizzare alcunché fuori dal cloud – commenta l’imprenditore informatico Davide Gai -. Uno strumento che vale per i singoli e le piccole e medie aziende; le grandi aziende, invece, usano una ‘nuvola’ privata. La cosa più interessante è sapere che i propri dati sono custoditi in un server in Svizzera e non sparpagliati in tutto il mondo come fanno i grandi provider globali". Anche la sicurezza è made in Swiss, cioè ai massimi livelli consentiti dalla tecnologia, agli stessi livelli del nostro e-banking: "Per correttezza, però, è meglio ricordare che ancora nessun sistema bancario elettronico può dare piena garanzia anti hacker".
Ma è anche vero che lo stato dell’arte della sicurezza del binomio che vede il principale provider nazionale e i server sul territorio elvetico rappresenta il massimo degli standar percepiti a livello globale, come nota Alessandro Trivilini, docente di Ingegneria del software alla Supsi e autore di diverse pubblicazioni scientifiche sul tema della sicurezza informatica. "Non esiste il concetto di zero rischi - spiega - ma l’evoluzione degli attacchi informatici è sempre più orientata sulle debolezze individuali che non sulle infrastrutture, e le piattaforme di comunicazione elvetiche vantano un’integrità di sicurezza invidiata da tutto il mondo. Anzi, penso che la telefonia non sia neanche più il core business di Swisscom; è ormai all’avanguardia proprio nella gestione garantita della trasmissione dati. Il cloud made in Swiss possiamo quindi considerarlo un prodotto, un servizio da export e non mi stupirei affatto se  stessero già progettando di offrirlo anche in modalità franchising".
L’idea di creare uno spazio che custodisca i dati digitali con un marchio di garanzia di riservatezza, affidabilità e rispetto della privacy, secondo i canoni svizzeri, è anche una grossa opportunità economica di conquistare nuovi mercati. E non necessariamente virtuali, visto che   si stanno allestendo in Svizzera dei siti blindati sotterranei, ex bunker e rifugi militari, dei "caveau" se preferite, dove sofisticati ed iperprotetti server saranno in grado di conservare e custodire "fisicamente" tutti i dati e le memorie digitali più sensibili.
Secondo Gai, ciò fa parte dello stesso disegno strategico, della stessa politica per garantire il massimo livello d’efficienza e sicurezza possibili. "Il punto debole della trasmissione dati via cloud -avverte- potrebbe invece essere condizionato dall’esigenza della ‘nuvola’ che, per operare al meglio, richiede una connessione internet veloce e disponibile ovunque. Inutile ricordare, però, che la Svizzera è un Paese con la migliore connettività al mondo, con la rete 4G migliore d’Europa".
21.08.2016


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