I consigli del pedagogo per "punire" i bambini
"Il genitore vincente
non obbliga ma spiega"
PATRIZIA GUENZI


La punizione corporale non è mai proporzionata al danno commesso. Arrecare un dolore fisico non è mai giustificabile. Inoltre, nessuna ricerca prova che sculacciate, schiaffi o pizzicotti migliorino il comportamento di un bambino". Questo, in sintesi, il pensiero di un esperto di competenze emotive, il pedagogista Davide Antognazza, che propone altre strategie per far fronte alle malefatte dei nostri figli: "Sono le punizioni creative, o educative - spiega -, e comprendono tutte quelle attività da fare insieme ad un adulto. Ad esempio, aiutare la mamma nei lavori di casa, la maestra nel rimettere in ordine l’aula, il portinaio a pulire le scale.... Il genitore vincente è quello che non obbliga ma convince".
Numerosi studi, sia antichi che recenti, hanno dimostrato che le botte non servono. Anzi, tendono a rendere i bambini più aggressivi e a crescere adulti violenti. "Con molte probabilità ripeterà lo stesso meccanismo punitivo nei confronti dei suoi figli - osserva Antognazza -. In più, nei più piccoli la sofferenza oltre a non rafforzare l’educazione può creare senso di colpa, paura e vendetta". E allora, le "armi" vincenti in mano agli adulti sono pazienza, dialogo  e condivisione. L’esperto consiglia pure di uscire dal solito schema "vai a letto presto", "non usi il computer per una settimana", "ti porto via il cellulare". "Non servono granché e sono poco educative - riprende Antognazza -. Credo invece di più alle punizioni finalizzate ad un certo obiettivo. Sta alla fantasia del genitore renderle più ‘creative’, riuscire ad aggiungervi pure un fine pedagogico".
Tuttavia, è pure vero che oggi molti ragazzi non hanno più un controllo delle proprie emozioni e arrivano ad esasperare gli adulti. Adulti che, a loro volta, sono sempre più stessati e pressati da mille incombenze. Sovente impegnati anche fuori casa, non sempre riescono a tenere a freno i nervi. È facile che lo schiaffo scappi. Secondo gli esperti, il trucco è anticipare la situazione irreversibile in cui si arriva alle mani. Il genitore deve farsi ascoltare e capire senza alzare la voce. "Dobbiamo riuscire a spiegare ai bambini perché siamo delusi, ma senza urlare né minacciare", spiega Antognazza.
Insomma, comprenderli non domarli. Senza dimenticare che servono comunque delle regole "perché così i bambini si sentono protetti".
08.01.2017


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