Punizioni corporali vietate per legge, ma in Svizzera...
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Addio alle sculacciate
in oltre cinquanta Paesi
EZIO ROCCHI BALBI


Sculacciate e schiaffi, addio. Il parlamento francese nei giorni scorsi ha approvato una legge che vieta a genitori ed educatori di infliggere punizioni corporali ai bambini. La Francia si aggiunge così agli altri 51 Paesi in cui la sculacciata è già stata vietata. Paesi che, purtroppo, non comprendono la Confederazione. Ma per quanto il fronte della "non violenza" sui minori si allarghi con la ferma convinzione che il dolore fisico sui più piccoli sia inutile e, adesso, anche perseguito dalla legge, c’è ancora una lunga strada da percorrere. Sono solo il 10 per cento dei bambini del mondo, infatti, ad essere completamente protetti dalla legge da tutte le punizioni corporali. E sono addirittura 34 gli Stati dove la fustigazione è ancora lecita, sia nell’ambito educativo, sia come condanna per i reati commessi da minorenni.
Ad aggiornare la mappa globale su quanto sia rispettata la "Convenzione sui diritti del fanciullo" ci ha pensato l’organizzazione End All Corporal Punishment of Children (vedi infografia in pagina), che ottimisticamente registra un progresso, anzi un’accelerazione  verso il raggiungimento di un totale divieto di tutte le punizioni corporali dei bambini. Oltre ai 52 Paesi in cui è vietato sculacciare per legge, l’organizzazione elenca ben altri 55 Stati  che si sono impegnati formalmente a raggiungere un completo divieto legale.  La Svizzera non figura nemmeno tra questi, anche se  l’articolo 11 della Costituzione federale stabilisce che i fanciulli e gli adolescenti hanno diritto a particolare protezione della loro incolumità. Peccato, però, che nelle leggi elvetiche l’uso della violenza nell’educazione non sia vietato espressamente da nessuna parte, a differenza di altri 26 Paesi europei, tra le vicine Germania, Austria, Liechtenstein e, appunto, da qualche giorno anche la Francia.
"Come metodo educativo la violenza non è mai efficace e legittima - osserva Flavia Frei, responsabile dell’associazione nazionale Protezione dell’infanzia Svizzera che, dal 1998, ogni anno aderisce al "No Hitting Day", la giornata del 30 aprile per ricordare che i bambini hanno diritto a un’educazione non violenta -. Questo principio dovrebbe rispecchiarsi anche nella legislazione svizzera. Per ciò, da tempo rivendichiamo, per il bene dei bambini e dei genitori, l’iscrizione nel Codice civile svizzero del diritto ad un’educazione non violenta".
Per quanto i contrari a un divieto legale della violenza sui bimbi sostengano che in questo modo lo Stato si intrometterebbe eccessivamente, la stragrande maggioranza degli educatori elvetici ha bandito da tempo le punzioni corporali. "Anche perché, oltre che inutili, possono contribuire a crescere bambini aggressivi", spiega il pedagogo Davide Antoniacci (vedi a fianco).
Per correttezza va comunque ricordato che, statisticamente, genitori ed educatori svizzeri sono tutt’altro che maneschi.  Cosa che non impedisce al report globale di "End Corporal" di segnalare come nella Confederazione l’obiettivo di bandire schiaffi e sculacciate sia ancora da realizzare in casa, ambiti di cura alternativi, asili, scuole e istituti di pena. Anche se la conferma esplicita del diritto dei genitori di punire i bambini è stata rimossa dal codice civile elvetico, la giurisprudenza permette comunque ai genitori un "diritto di correzione".  Un "diritto" che il Consiglio nazionale ha più volte ribadito negli ultimi anni, affermando che "la legislazione vigente in materia di lesioni personali e violenza protegge adeguatamente i bambini dalle punizioni corporali".
E allora, i Paesi "primi della classe" in materia restano altri. A partire dalla Svezia, che fu la prima, quasi quarant’anni fa, nel 1979, a fare da apripista alle leggi anti sculacciate. Quattro anni dopo toccò alla Finlandia, seguita da Tunisia, Polonia, Lussemburgo, Irlanda, Austria e molti altri Stati nel mondo. Lo scorso anno, oltre alla Francia, si sono aggiunti anche la Mongolia, il Paraguay e la Slovenia.

erocchi@caffe.ch
@EzioRocchiBalbi
08.01.2017


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