Addio alle merendine per il primo pasto della giornata
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La colazione più sana
è quella della nonna
PATRIZIA GUENZI


Merendine, dolci, biscotti e prodotti industriali  da forno addio. La colazione diventa salutista. Complice, anche, la voglia di risparmio, si torna all’autoproduzione, mantenendo qualità e gusto. Come facevano le nonne di un tempo: pane, biscotti e torte fatti in casa, con l’obiettivo di evitare il più possibile gli sprechi. Per noi consumatori moderni si tratta, anche, di ridare il giusto valore al pasto più importante del giorno, spesso consumato di fretta. Con più semplicità e meno grassi saturi, dannosi per la salute e il cui apporto nutrizionale è scarso.
Una diminuzione nella vendita di merendine e simili per la prima colazione è confermato anche da Migros Ticino: "Negli ultimi anni abbiamo registrato un leggero calo delle vendite di questi prodotti - dice il portavoce Luca Corti -. Difficile dire se sia dovuto ad una tendenza più salutista o piuttosto alla crescita del fenomeno del turismo degli acquisti visto che molti di questi articoli sono tipicamente italiani". Una cosa è certa: oggi c’è la consapevolezza di quanto grassi e zuccheri siano dannosi per la  salute. Come quelli contenuti nei pacchi di cereali o negli snack industriali, tanto per fare un esempio. Senza dire che in uno yogurt ci sono sino a quattro zollette di zucchero! Il limite da non superare, secondo l’Oms, è di 50 grammi al giorno, circa 12 cucchiaini da caffè. Ma per ottenere un maggiore beneficio per la salute queste quantità dovrebbero essere dimezzate. Non bisogna infatti calcolare soltanto i cucchiaini messi ogni giorno nel tè o nel caffè, ma anche quelli contenuti in gran parte dei prodotti che comperiamo. In una bibita gassata in lattina spesso c’è già la metà del totale di zuccheri aggiunti da non superare al giorno, in un bicchiere di tè freddo ce ne sono dai 20 ai 30 grammi.  
Lo scopo è duplice: un occhio alla salute e uno al borsello acquistando meno prodotti industriali. Almeno la colazione, il pasto più importante della giornata, dovrebbe essere fatto come Dio comanda. Tornando alla tradizione. Senza sottostare al diktat della pubblicità, capace di far sentire in colpa un esercito di mamme che non riforniscono di sfiziosi dolcetti preconfezionati i loro pargoli.
Da qualche anno anche le  industrie alimentari hanno diminuito la quantità di zucchero nei loro prodotti. E i consumatori sono diventati più attenti e leggono le etichette. I grandi magazzini da tempo hanno fiutato l’affare, proponendo decine e decine di prodotti bio in alternativa ad un’offerta più industriale. E le vendite danno loro ragione. L’etichetta biologica attira sempre. È certezza di qualità. Lo sanno bene gli studiosi di mercato, che lavorano quotidianamente nel tentativo di indirizzare i bisogni delle masse.
In Svizzera il primato nel mercato del biologico se lo contendono Coop e Migros. Un mercato che continua a crescere: nell’ultimo anno il numero delle aziende del settore così come quello dei consumatori è significativamente aumentato. E la Confederazione è al primo posto per la spesa pro capite di prodotti bio. Il che fa ben sperare.

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
07.05.2017


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