Se le panchine traballano, le casse dei club… tremano
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Quanti milioni bruciati
per licenziare allenatori
MASSIMO SCHIRA


Per un allenatore, il campionato svizzero non è certamente il luogo di lavoro ideale per sperare di battere il record di Sir Alex Ferguson, che sulla panchina del Manchester United è rimasto seduto per 27 anni. Il tecnico attualmente più longevo della Super League è infatti Markus Babbel, che guida il Lucerna da 2 anni e 7 mesi, e ha da poco soppiantato Giorgio Contini dal "trono" di veterano tra gli allenatori del massimo campionato elvetico. L’ormai ex tecnico del Vaduz è stato infatti esonerato dal club del Principato dopo 4 anni 3 mesi e 20 giorni di servizio. Andando però oltre le statistiche sulla longevità dei "coach", per le società calcistiche il cambio in corsa è diventato sempre più una questione finanziaria. Perché, quasi sempre, si tratta di licenziare un professionista con un contratto ancora in vigore. Fatto che non ha impedito a 7 delle 10 società di Super League di cambiare tecnico nel corso di questa stagione. E sono milioni di franchi spesi, ma, di fatto, per risorse inutilizzabili.
Tra le squadre svizzere che negli anni maggiormente hanno affrontato il problema, il Sion rappresenta certamente un "caso scuola". Anche se, ultimamente, il presidente Christian Constantin si è dimostrato un po’ meno "irascibile" rispetto al recente passato. Dal 2003 al fresco esonero di Peter Zeidler, Constantin ha infatti cambiato oltre 30 allenatori (tra cui anche sé stesso).  "Quando si ingaggia un allenatore, l’ideale sarebbe certamente poter proporre un contratto di breve durata - spiega il direttore generale del club vallesano, Marco Degennaro -. D’altro canto, le ragioni della controparte, che chiede di poter lavorare con la tranquillità di un contratto pluriennale, sono comprensibili. Di base, c’è certamente una diversità d’approccio ed è estremamente raro trovare l’allenatore che accetta un contratto corto per mettersi in gioco". Negli anni in cui il calcio era ancora inserito tra gli "sport romantici", il cambio d’allenatore era prerogativa soprattutto delle società più ricche. Che, quando le cose non andavano per il verso giusto, si toglievano il "lusso" di affidare la squadra ad un nuovo tecnico. Oggi, invece, la realtà è molto diversa anche per chi deve fare i conti "al centesimo" a livello di budget. "Nella decisione di cambiare allenatore l’aspetto economico è ormai preponderante - afferma Nicola Bignotti, direttore generale del Chiasso in Challenge League -. Oggi praticamente tutte le società sono obbligate a risparmiare sulle risorse e quindi ritrovarsi sulle spalle un contratto di una persona non più realmente impiegata diventa un fardello. Senza dimenticare che, spesso, accanto all’allenatore c’è almeno un altro membro dello staff tecnico. I soldi, insomma, sono una sorta di deterrente al cambiamento in panchina".
E quando non resta alternativa all’esonero, nelle società calcistiche la parola d’ordine diventa "accordo intermedio". Perché all’allenatore va garantito il rispetto del contratto fino alla sua scadenza, ma se nel frattempo trova un altro impiego, ecco che per il club "licenziatore" le spese diminuiscono. "Succede spesso di arrivare ad una soluzione che potremmo definire mista - conferma Marco Degennaro -. Ad esempio compensando la differenza di stipendio dell’allenatore tra il vecchio ed il nuovo contratto per tutta la lunghezza della validità residua. Per il club è ‘comodo’ veder scendere la cifra da pagare, ad esempio da 500 a 100mila franchi". In questo contesto piuttosto volatile, è quindi perfettamente normale che gli allenatori e i loro procuratori (o agenti) cerchino il modo di staccare un accordo più solido e duraturo possibile. Pur rimanendo coscienti che, nel calcio come in altri sport di squadra, le cose possono cambiare molto velocemente. "Chiaramente alle società vengono proposti contratti di durata piuttosto lunga, che rischiano però di trasformarsi in boomerang dal profilo economico - conclude Bignotti -. Va poi detto che non sempre la colpa quando le cose non funzionano è sempre e solo dell’allenatore. Spesso quella del cambio in panchina è semplicemente la strada più facile. Si sostituisce un anello ‘sostituibile’ della catena. Ma, alla fine, è un gatto che si morde la coda".

mschira@caffe.ch
@MassimoSchira
14.05.2017


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