A volte un solo boccone scatena reazioni allergiche
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Quando a tavola
il cibo è nemico
CRISTINA GAVIRAGHI


Se dopo un pasto cominciano mal di pancia, diarrea e magari anche prurito, ci potrebbe essere una reazione avversa al cibo. Allergia o intolleranza? Sulla questione spesso si fa confusione e il fenomeno sembra in aumento. Oggi le allergie alimentari riguardano in Svizzera l’8% dei bambini e il 2% degli adulti. Un elvetico su cinque, invece, sarebbe intollerante a qualche cibo. Attenzione però a non confondere i due disturbi. Un’allergia alimentare comporta un coinvolgimento del sistema immunitario con produzione di anticorpi e un successivo rilascio di istamina che scatena i sintomi dell’allergia come orticaria, gonfiore a labbra e gola, difficoltà respiratorie e anche sintomi gastrointestinali, fino al pericolo, seppur raro, dello shock anafilattico. Tutto compare poco dopo aver ingerito l’allergene, anche in piccolissime quantità.
Altra cosa sono invece le intolleranze alimentari in cui la componente immunitaria non entra il gioco. La scarsa o nulla presenza di un enzima impedisce la digestione di un alimento che si accumula provocando disturbi come diarrea, gonfiore addominale, vomito, come nel caso dell’intolleranza al lattosio, zucchero del latte che non viene degradato per via dell’assenza dell’enzima lattasi. Altre intolleranze possono essere innescate dalla presenza di additivi negli alimenti come coloranti o conservanti o da alcune componenti dei cibi assunte in grandi quantità.
L’intolleranza non scatena reazioni immediate ed è tanto più accentuata quanto più alta è la dose del cibo incriminato ingerito. Provoca per lo più sintomi gastrointestinali, non comporta la minaccia di anafilassi e in certi casi può anche regredire, controllando la quantità di alimento scatenante che si assume. In tanti, però, scambiano per allergia, una semplice intolleranza. Molte auto-diagnosi poi, cui si arriva con test non scientificamente validi, portano a modificare la dieta, magari inutilmente, eliminando alimenti preziosi e ritardando la diagnosi di altre patologie.
Secondo gli esperti l’inquinamento, le abitudini alimentari modificate e un sistema immunitario non più "ben allenato" a contrastare i veri patogeni sarebbero gli ipotetici responsabili dell’aumento delle allergie. Per l’incremento delle intolleranze tanto farebbero, però, le mode e il desiderio di trovare il responsabile di disturbi inspiegabili, a volte di natura psicologica.
C’è poi la celiachia, patologia cronica autoimmune in cui il glutine, complesso proteico presente in grano, orzo, segale e altri cereali, scatena una reazione contro i villi intestinali in chi è geneticamente predisposto, con il pericolo di malnutrizione, ritardo di crescita e, a lungo andare, di sviluppo di tumori. Ne soffre uno svizzero ogni 132, numero raddoppiato negli ultimi 40 anni, ma molti potrebbero essere celiaci senza saperlo.
Qualunque sia la reazione avversa al cibo, la cura è comune a tutte: eliminare l’alimento responsabile. Niente "fai da te", però. Occorre impostare, sotto controllo medico, una dieta che possa garantire il giusto apporto nutrizionale, per mantenersi in salute anche senza l’alimento nocivo.
28.05.2017


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