Le lettere di Chiesa rilette attraverso personaggi di oggi
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Il Paese dell'iperbole
non tramonta mai
LIBERO D'AGOSTINO


Dove, se non nella "Repubblica dell’iperbole", poteva nascere quel primanostrismo convinto che un cantone di appena 2.812 chilometri quadrati e 350mila anime possa fare tutto da sé. Sicuro che per rimettere le cose a posto, bisogna mostrare i muscoli a Berna, a Roma e a Bruxelles. Chissà cosa avrebbe scritto oggi Francesco Chiesa di un Ticino che, scosso da convulsioni identitarie e pompato da politici "tonitruanti" si percepisce come l’ombelico di un mondo autarchico ed autosufficiente. "Le lettere iperboliche" dell’intellettuale ticinese, ripubblicate dall’editore Dadò, un secolo dopo sono ancora di un’attualità agghiacciante. Non solo per la loro freschezza nel descrivere il clima politico e culturale del Paese - basta ricordare, al proposito, la Lettera del maggio 1900 sulle feroci polemiche "patriottarde" contro l’assunzione di un docente straniero (vedi articolo al centro), ma anche per i tipi umani tratteggiati. Avvocati, politicanti, magistrati, giornalisti e gente comune, calchi immutabili di quella mentalità "iperbolitana", sui quali si possono ben adattare i profili dei personaggi di oggi.
Nella Repubblica "dell’avvocatocrazia", impossibile non cominciare dall’avvocato degli avvocati. Fulvio Pelli, ad esempio, è assimilabile all’avvocato "Girasole" o all’avvocato "Talpa"? A prima vista sembra l’odierna controfigura dell’avvocato "Girasole" per la sua capacità di godere sempre, di poltrona in poltrona, dei riverberi del Potere, sebbene non prediliga "il principio del far tutto alla luce del sole", imperdonabile difetto che ha rinfacciato all’ex ministro Laura Sadis. Col suo scavare in profondità, col muoversi da eminenza grigia dietro le quinte,  ha però anche qualcosa dell’avvocato "Talpa". Probabile che Pelli, un secolo dopo le profetiche parole di Chiesa, sia il fortunato ibrido tra questi due tipi, prodotto da quel fantasmatico "laboratorio politico", come usa dire oggi, che è diventato il cantone.
Scendendo più in basso, ecco l’iperbolica furia politica del giovane presidente udc Piero Marchesi che, per legittimare un’illegalità istituzionale, si appella alla più eroica delle virtù rimproverando al governo la "mancanza di coraggio" nell’applicare l’iniziativa "Prima i nostri". E che dire di Tiziano Galeazzi, il deputato udc che augura a Ignazio Cassis l’elezione in Consiglio federale, ricordandogli le sue radici malcantonesi e che, quindi,  dovrà darsi da fare anche per questa regione. Un fazzoletto di terra elevato tra gli interessi nazionali del Paese. Le fisionomie iperboliche di cui Galeazzi, anche per altre sortite, è un magnifico esemplare abbondano nel Gran consiglio, dove regna la convinzione che per mandato popolare si possa dire di tutto, o tacere, di tutto. Non è esageratamente inverosimile la giustificazione di Alex Farinelli, capogruppo plrt, che nel pasticciaccio di Argo1 non ha passato ai colleghi della commissione di  vigilanza la ritrattazione di uno dei protagonisti dello scandalo, ritenendola "una comunicazione privata". E sull’irruenza verbale del presidente ppd Fiorenzo Dadò, Chiesa avrebbe annotato: che "sventolar fiamme di bengala"... che "rumoreggiare" con voce ammonitrice. Dadò è in ottima compagnia in un parlamento che, contagiato dal virus del populismo, è la scena aperta della retorica iperbolica come "manifestazione di diritto pubblico". Ma nell’eloquio spropositato brilla di luce propria il leghista Boris Bignasca, il quale aveva trionfalmente debuttato in politica sollecitando Berna a dichiarare guerra alla Libia per dare una lezione ad Hannibal Gheddafi.
In governo spicca per la sua ipertrofia comunicativa il ministro della sanità Paolo Beltraminelli. Travolto dall’uso compulsivo dei social media, divulga in tempo reale tutte le inezie che gli passano per la testa, ritenendole riflessioni degne di nota. Il collega Norman Gobbi, invece, ha perso sì 30 chili, ma la bulimia sovranista gli è rimasta. Il direttore delle Istituzioni per la sua politica muscolare trova sempre dei buoni bersagli purché siano stranieri: frontalieri e marioli d’oltre confine, migranti e rifugiati, tutti da ingabbiare nella sua strategia securitaria. Ma la summa del pensiero iperbolico dell’autosufficienza cantonale è Il Mattino diretto dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. Di domenica in domenica offre ai suoi fortunati lettori la declamazione ossessiva contro Fallitalia, i lavoratori d’oltre confine, gli asilanti, gli immigrati e i camerieri di Berna asserviti a Roma e a Bruxelles.
Alla domanda quando finirà la Repubblica dell’iperbole, Chiesa rispondeva: "Solo quando il popolo iperbolitano ritroverà il senso della misura e della dimensione".
03.09.2017


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