L'antropologo Marino Niola sulla civica insegnata a scuola
"Oggi l'analfabetismo
è sulle istituzioni"
MASSIMO SCHIRA


Tra i compiti della politica, c’è anche quello di progettare la scuola. Di porre le basi affinché la trasmissione della cultura sia efficace, ma anche che si formino i futuri cittadini. Non si può dunque parlare di ingerenza politica nella scuola". Secondo l’antropologo Marino Niola, mai come ora l’introduzione dell’educazione alla civica come materia obbligatoria a scuola è necessaria. "Ho sostenuto questa necessità anche in Italia - osserva , perché c’è sempre meno consapevolezza di nozioni come quelle legate alla Costituzione o alla costruzione dello Stato, che un tempo erano di dominio comune. Siamo in un periodo di analfabetismo istituzionale".
Dietro questo cambiamento, che Niola percepisce a livello europeo, secondo l’antropologo ci sono ragioni piuttosto chiare. "La rete e, prima ancora, la televisione, hanno contribuito a sollevare una sorta di polverone istituzionale - spiega -. Che ha fatto sì che i cittadini non riescano più a percepire i confini dei loro diritti e dei doveri politici. Molti, non soltanto giovani, non sanno nemmeno di cosa si stia parlando". L’importante, dice Niola, è che ci si impegni per evitare che un argomento tanto importante scivoli sul rischio di essere politicamente strumentalizzato per fini populistici o nazionalistici.
"La politica ha fra i suoi ruoli anche quello di orientare e disegnare la società - conclude Niola -. Al cittadino, poi, spetta il compito di interpretare liberamente questo disegno. Ma la politica deve tornare a fare il suo mestiere, compito che negli ultimi 15-20 anni ha troppo spesso demandato all’economia e alla cosiddetta società civile".
10.09.2017


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