L'erba light può curare ma il mercato punta sulle sigarette
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Quando la canapa
non viene fumata
PATRIZIA GUENZI


Quando si dice che la forma è anche sostanza. Lo sanno bene i pazienti che si sono affidati a gocce e infusi di canapa terapeutica per lenire dolori, insonnia, crampi e infiammazioni. E non alle sigarette. Sono dannose, è il parere di numerosi medici ed esperti, preoccupati per la diffusione di un prodotto che può avere effetti deleteri per la salute. "Il fumo in generale fa male",  taglia corto il dottor Werner Nussbaumer, da sempre fautore della liberalizzazione dell’erba terapeutica e che da anni cura con questa sostanza molti suoi pazienti. "Nelle sigarette di cannabis ci può essere dentro di tutto - osserva Nussbaumer -. Ecco perché non si possono definire terapeutiche. Solo le gocce o le tisane permettono di beneficiare appieno del cannabidiolo, sostanza curativa di cui sono provati gli effetti sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti e antinfiammatori".
Degli atout curativi dell’erba light (a basso contenuto di Thc, tetraidrocannabinolo, e con un alto tasso di Cbd, cannabidiolo) si discute da tempo e sono molti i malati che li confermano. "Da anni sono conosciuti gli effetti curativi della canapa - conferma il dottor Thierry Favrod-Coune, dell’Unità delle dipendenze dell’ospedale Hug di Ginevra -. In molti Paesi viene considerata a tutti gli effetti una pianta medicinale". Eppure, il mercato ha scelto la via delle sigarette. Forse più redditizia, meglio commercializzabile, anche perché per le gocce di canapa terapeutica occorre un’autorizzazione dell’Ufficio federale della salute pubblica. Da anni Stefano Fehr, di Massagno, si cura con le gocce che lo aiutano a tenere a bada le crisi d’ansia, come aveva raccontato qualche settimana fa al Caffè. Ci sta provando anche Annarita, del Sottoceneri, che sceglie un nome di fantasia per una malattia purtroppo reale, la sclerosi multipla. Ha iniziato da poco con la canapa terapeutica per cercare di contrastare i sintomi di questa grave patologia degenerativa. "È ancora presto per parlare di miglioramento - spiega -, ma io sono fiduciosa. Il mio medico mi ha spiegato che, come per qualsiasi altra cura, bisogna aspettare che la sostanza entri in circolo".  
Intanto, in molti deplorano la commercializzazione di un prodotto, di fatto, proveniente dall’industria del tabacco. Come spiega Corine Kibora, portavoce di Dipendenze Svizzera, fondazione attiva nella prevenzione e nella riduzione di problemi legati all’alcol e ad altre sostanze psicoattive: "Le industrie approfittano della popolarità del Cbd, dicono che è un prodotto ‘locale’, che contiene canapa naturale e tabacco svizzero. Invece, non è altro che l’ennesimo prodotto del tabacco".
"Non è una novità che il tabacco faccia male, che la nicotina crei dipendenza", riprende Nussbaumer. C’è però un caso in cui anche i medici sono favorevoli alle sigarette. "Se una persona fuma molta canapa, quella ad alto tenore di Thc intendo, per aiutarla a diminuire gli si propone l’alternativa della sigaretta di erba light - spiega il dottor  Favrod-Coune -. Non cambia il rituale, l’odore e gli aromi della cannabis rimangono quelli, ma non si rischia lo sballo né la dipendenza, vista la bassa percentuale di Thc.

p.g.
24.09.2017


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