Il cambiamento degli equilibri politici nel governo federale
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La "scivolata a destra"
è iniziata già nel 2015
CHANTAL TAUXE


Ignazio Cassis mercoledì si è preso gioco di un giornalista della televisione romanda, che insisteva sul concetto di uno scivolamento verso destra dell’equilibrio politico in Consiglio federale dopo la sua elezione: "Ho l’impressione che lei abbia un problema con la destra".
Il "Rechtsruck", come lo definiscono i politologi, è un dato acquisito. Ma non nasce il 20 settembre 2017, bensì risale alle elezioni federali del 2015. Con la partenza di Eveline Widmer-Schlumpf e l’arrivo in governo di Guy Parmelin lo scivolamento a destra si è concretizzato.
Questo timore presuppone che Didier Burkhalter sia stato un ministro posizionato più a sinistra. Nulla di tutto ciò. Alla guida del Dipartimento federale degli Interni, il neocastellano non ha certo proposto una cassa malati unica, né si è lanciato in progetti per un aumento generalizzato delle rendite Avs. Il suo passaggio al Dipartimento degli affari esteri è quindi da leggere come segno di slittamento a sinistra?
Vero è, che, per alcuni a Berna, il semplice fatto di difendere i diritti umani sulla scena internazionale posiziona un politico a sinistra. Non è un approccio serio.
Allo stesso modo, nel dossier europeo - l’altro grande pilastro della politica estera svizzera - è sufficiente perseguire un’intesa ragionevole con l’Ue per essere tacciato di "sinistroide". In questo caso, si scivola nella retorica politica più emozionale possibile. L’accordo istituzionale proposto da Burkhalter è stato concepito come strumento per consolidare la via bilaterale, con lo scopo di non doversi chinare su una domanda d’adesione all’Unione europea. Il prossimo responsabile del Dfae dovrà inventarsi una nuova strategia o chiamarla diversamente, ma resta imperativo trovare il modo di gestire gli accordi bilaterali di concerto con l’Ue, in modo di evitare qualsiasi rischio di marginalizzazione o penalizzazione per l’economia elvetica. Prodigarsi per risolvere questo problema non significa essere di sinistra, ma essere pragmatici.
Il fantasma dello slittamento a destra è anche figlio dei politologi che modellizzano il voto dei parlamentari. Il loro lavoro d’analisi scientifica sui posizionamenti è interessante, ma cancella i dettagli, e non va quindi sovra-interpretato, soprattutto quando si tratta di prevedere il futuro.
Il risultato del voto sulla Previdenza 2020 sarà un indicatore più preciso per quanto riguarda il rapporto  tra destra e sinistra: due anni dopo le elezioni federali, il popolo accetterà un compromesso forgiato da Ps e Ppd e contrastato da Udc e Plr? L’esito del voto darà il tono alla seconda parte della legislatura. Se la tendenza "destrorsa" dovesse confermarsi, la sinistra ha già promesso di ricorrere all’arma del referendum per frenare quella che considera alla stregua di una deriva.
Ma torniamo al protagonista della settimana. Cassis ha detto di essersi scoperto sempre più liberale con lo svilupparsi del suo percorso parlamentare di quanto non lo fosse prima della sua entrata in politica.  Rimane tuttavia rappresentante di una minoranza - d’altra parte è stato eletto proprio a questo titolo -, sensibile all’uguaglianza di trattamento. Allo stesso modo, ha scelto di diventare medico. Un medico ascolta, formula una diagnosi e tenta di agire nel modo più efficace per guarire il suo paziente.
Il neo eletto ha dichiarato di voler essere un interlocutore per chi non l’ha votato. Un segnale d’apertura, che dimostra la sua volontà di non rimanere intrappolato nelle classificazioni. A questo stadio, lo slittamento a destra è una speculazione. A sinistra, è visto come una catastrofe annunciata. È forse necessario intravedere l’opportunità per un chiarimento.
24.09.2017


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