Sono mezzo milione le vittime per l'aria avvelenata
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Soffocati dallo smog
che uccide in silenzio
MAURO SPIGNESI


web Soffocati dallo smog, uccisi lentamente da polveri e gas. Ogni anno in Europa mezzo milione di persone muoiono per l’inquinamento. Sono vittime di una catastrofe silenziosa che cresce con il passare del tempo e cresce soprattutto, come indicano i grafici, nella parte del nord Italia che sfuma sino ai confini con il Ticino. Una catastrofe naturale la cui portata viene illustrata fra studi, tabelle e incroci di dati, nel rapporto annuale 2017 (mai i valori analizzati sono quelli del 2014) dell’Agenzia europea per l’ambiente che fotografa lo stato dell’aria che si respira in 41 Paesi del Continente europeo e in 400 città. In tutto circa 500 milioni di persone. L’anno scorso i decessi stimati di persone che non avevano ancora compiuto i 65 anni (morti premature) erano 467mila, quest’anno sono saliti appunto al 500mila. Di questi 3.340 soltanto in Svizzera (4.240 se si usano parametri di calcolo meno rigidi). Un numero alto, molto di più rispetto a quello reso noto in uno studio dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) dove si sottolineava che l’inquinamento atmosferico delle polveri fini causa circa 3.000 decessi prematuri all’anno "per una perdita complessiva - spiegavano gli esperti di Berna - si 30mila anni di vita".
Ma il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per l’ambiente, che ha attinto i valori di riferimento dell’atmosfera in 2.500 stazioni di rilevamento, mette a nudo anche un paradosso. Perché se da una parte ci sono più vittime di polveri ultrasottili e di una esposizione al diossido di azoto, dall’altra si dice che complessivamente la qualità dell’aria sta cominciando a migliorare. Soltanto in alcune zone persistono aree dove i veleni non calano e oltre che morte portano malattie all’apparato respiratorio, cardiovascolari, tumori. Questo perché, hanno spiegato gli esperti dell’Agenzia europea, il 7% della popolazione urbana presa in considerazione nella ricerca è esposta ad alte dosi di Pm 2.5, cioè le minuscole polveri solide e liquide altamente dannose per la salute se inalate costantemente. "Soltanto queste particelle - ha spiegato il direttore dell’agenzia, il belga Hans Bruyninckx - causano ogni anno la morte di oltre 400mila persone. Come società non possiamo accettare questo costo umano dell’inquinamento atmosferico".
Un inquinamento presente anche in Ticino. Una conferma arriva dai dati dell’Osservatorio ambientale: nel Mendrisiotto le polveri Pm10 per due giorni consecutivi la settimana scorsa avevano superato la soglia tollerata. Un fenomeno non nuovo, che si coglie anche da una tabella dell’Agenzia europea: la zona rossa, quella più pericolosa per lo smog, è concentrata proprio nella Lombardia del nord, dove sono presenti grandi industrie, si sviluppa una notevole mole di traffico e ci sono insediamenti urbani molto vasti.  Quest’area è quella strettamente collegata con il Ticino. Tanto è vero che quando in Italia scattano i piani per far abbassare i valori dei veleni presenti nell’aria, come il divieto del traffico o la riduzione delle temperature dei riscaldamenti, il miglioramento si registra anche in Ticino. Attualmente Milano è impegnata con una serie di progetti di risparmio energetico. Bisogna vedere quali saranno i risultati. Anche se poi l’Italia, nello studio dell’Agenzia europea, è uno dei Paesi che paga il prezzo più alto dell’inquinamento, con oltre 79mila morti. Una cifra, quest’ultima, seconda solo a quella della Germania (oltre 81mila decessi). Nella Confederazione, invece, l’Agenzia stima che il biossido di azoto sia responsabile di 980 morti premature, mentre quelle delle polveri sottili sono circa 4mila.
mspignesi@caffe.ch
22.10.2017


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