Sei paladini dell'ambiente sollecitano nuovi interventi
"Contro l'inquinamento
non bastano le parole"
PATRIZIA GUENZI


Certo, ci sono i morti, che sono tanti. Ma pensiamo a quanti si ammalano per i danni causati dall’inquinamento. La cattiva qualità dell’aria provoca tumori, e non soltanto del polmone, favorisce la demenza, l’ictus, l’infarto miocardico e il diabete". Un quadro tutt’altro che confortante quello del dottor Giorgio Noseda, per oltre trent’anni primario all’ospedale di Mendrisio e di Lugano, strenuo fautore di una "diversa" mobilità, "incentiviamo le auto elettriche - dice -, ma nel nostro piccolo tutti possiamo fare qualcosa". Una preoccupazione condivisa con il collega Gianfranco Bolognini, pneumologo che, consapevole delle armi spuntate di fronte ad un’inesorabile tendenza, spera che "il nostro organismo sia in grado di mettere in funzione dei sistemi immunologici che ci proteggano". Perché, aggiunge, "le microparticelle presenti nell’aria passano la parete alveolare del polmone, entrano in circolo nel corpo e ci fanno ammalare".
Nell’attesa, serve una strategia coordinata. "Già, ma sono trent’anni che lo ripeto e gli effetti climatici ora si vedono chiaramente", dice serio Mario Camani, ex capo della Sezione aria e acqua. Mentre per Claudia Crivelli Barella, deputato in Gran consiglio e consigliere comunale dei Verdi a Mendrisio, "dovremmo partire dal risanamento energetico di case e palazzi che liberano tonnellate e tonnellate di smog e puntare poi dritto a ridurre il traffico visto che Mendrisio è nel corridoio dell’Europa".
Un corridoio puzzolente e potenzialmente mortale. L’aria malata non si ferma prima della frontiera elvetica. Colpa delle auto, ma anche del riscaldamento nelle case (vedi sotto), dell’industria, dell’agricoltura. "La colpa è di tutti noi, ma il problema è mondiale - riprende Bolognini -. Fintanto che ci saranno Paesi, come gli Usa, che se ne fregano di rispettare gli impegni dell’Accordo di Parigi, il più importante trattato contro il riscaldamento globale". Fermando lo sguardo al di qua dell’Oceano, va da sé che tutti, da subito, possiamo optare per auto ibride, abbassare il riscaldamento e utilizzare i trasporti pubblici. "Nella cartina del Ticino - riprende Crivelli - il Mendrisiotto è al centro della zona rossa, quella altamente pericolosa per la salute. Bellinzona, Berna e la Lombardia dovrebbero al più presto unirsi per combattere lo smog". Anche il dottor Hans Stricker, caposervizio angiologia all’ospedale di Locarno, insiste sui danni causati dalle automobili: "Diversi studi dimostrano quanto il traffico incida pesantemente sull’aria", osserva. Smorza appena un po’ l’allarme Werner Herger, segretario dell’Associazione traffico e ambiente: "Qualcosa in questi anni è stato fatto, va detto. Ma non basta. Oltre alle misure per ridurre la velocità, le zone 30 all’ora nei centri urbani e i mezzi pubblici gratis quando i valori dell’inquinamento vanno alle stelle, il traffico pesante deve andare finalmente tutto su rotaia". Un refrain di Noseda: "In questo senso si può far molto ma si fa poco - osserva il medico -. Nonostante l’iniziativa delle Alpi, circolano ancora 950mila camion l’anno, dovrebbero scendere a 650mila. Mi chiedo se sarà fattibile. Inoltre, almeno nei periodi di emergenza, sarebbe utile poter viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici".
Ma sono gocce. Ed è già tardi. "È una questione di responsabilità - insiste Crivelli -. Non possiamo continuare a sperare che piova per far calare i picchi d’inquinamento". E Herber conclude: "Solo con misure concrete e incisive potremo riprendere a respirare aria un po’ più pulita".

pguenzi@caffe.ch
22.10.2017


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