Visita immaginaria tra le future strutture del Polosportivo
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Bertini e Renzetti
a spasso nel 2021
MASSIMO SCHIRA


L’appuntamento è fissato per venerdì 22 ottobre 2021 davanti al "gioiello", il nuovo "Polo sportivo e degli eventi" della città di Lugano. È mattina, ma le due torri di appartamenti e uffici già fanno ombra alla nuova piazza dei luganesi. Quella tra il nuovo e innovativo stadio di Cornaredo e il palazzetto dello sport e degli eventi. Tredicimila posti in totale, suddivisi tra i 10mila del calcio e i 3mila della sala coperta. Il presidente del Football Club Lugano, Angelo Renzetti e il vicesindaco e capo dicastero spazi urbani, Michele Bertini, si scambiano un’occhiata. Soddisfatti. "Questo è il sogno di tutti - attacca Renzetti -. Non solo della squadra di calcio, ma anche della pallacanestro, della pallavolo, di tutti. Certo che abbiamo dovuto fare dei sacrifici. È stato un quadriennio di grossi disagi. Nel 2017 il sogno dell’Europa League lo abbiamo vissuto da ‘barboni’ a Lucerna, ma ora…". Sono i primi passi nella Lugano del futuro. In un viaggio avanti nel tempo alla scoperta delle sfide che attendono la politica e gli attori privati per realizzare "il sogno".
Per la città, gli anni della riorganizzazione urbana hanno segnato un cambiamento radicale. "Se chiudo gli occhi e mi guardo indietro - afferma Bertini -, rivedo a volo d’uccello la Lugano di prima del 2013. Una città che, verso nord, a Cornaredo terminava. Invece oggi il mio sguardo dovrebbe spaziare su, fino ai 2.116 metri del Gazzirola. È chiaro che Cornaredo è diventato un baricentro per la città. Prima era campagna, poi è diventato periferia ai margini della città. Mentre con il nuovo assetto è un vero e proprio baricentro. Di sport, svago, aggregazione, eventi. Contenuti che, però, devono restare in equilibrio con quelli del vero centro cittadino, che resta il nucleo storico. Con cui essere complementare e non in concorrenza".
Da quel 12 ottobre 2017, quando il municipio cittadino presentò il messaggio per il credito di progettazione del "Polo", sembra passato un secolo. "Anche perché il percorso è stato tutt’altro che privo di ostacoli tra progettazione, opposizioni e ricerca degli investitori - aggiunge Renzetti -. È stato il primo passo, ma il cammino è stato lungo. Difficoltà ci sono state anche nell’attirare investitori privati, perché nella prima fase mancavano una serie di indicazioni. Quelle che permettono al privato di fare alcuni calcoli per capire se l’investimento è potenzialmente redditizio ed interessante". Una continua ricerca di equilibrio per poter dare alla città un polo sportivo avveniristico come concetto (vedi articolo in basso). "Si è trattato di far convivere le esigenze di una struttura con contenuti di carattere pubblico e quelle degli investimenti privati - conferma Michele Bertini -. Esercizio non semplice, ma necessario e basato anche su altre esperienze simili fatte altrove, sia in Svizzera, sia all’estero. È stato un nuovo capitolo per Lugano, che non aveva mai seguito questa strada del partenariato per opere pubbliche del genere. Anche se avesse avuto, per così dire, il portafogli pieno, per la città non avrebbe avuto senso investire 250 milioni o giù di lì per costruirsi da sola il ‘Polo’. Ci sono stati dubbi, certo, perché la ricerca si è concentrata su investitori privati seri, non certo dei ciarlatani. Ma la cosa essenziale è stato garantire il contenuto pubblico, senza che questo fosse subordinato alle esigenze del privato. Un lavoro intenso affinché la ‘p’ di privato non prevaricasse la ‘p’ di pubblico. D’altra parte io sono stato eletto per garantire gli interessi del pubblico, pur senza demonizzare l’investitore privato, che è necessario".
Come sempre quando una città cambia volto e lo fa concedendo spazi anche ad investimenti privati, qualche mugugno c’è pur stato. Chi voleva più parcheggi, ad esempio, contro chi - di contro - voleva puntare tutto sul trasporto pubblico… "I contenuti di una struttura sono essenziali per chi investe - aggiunge Angelo Renzetti -. E quando c’è chiarezza sui contenuti, tutto è più semplice per molti versi". Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda anche l’analisi di Bertini. "Quando un progetto è solido - conclude -, è pronto ad affrontare anche qualche critica o opposizione. Restando interessante per l’investitore serio".    
mschira@caffe.ch
22.10.2017


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