Il dottor Michele Jemec e il turismo della salute
"Per servizi e qualità
siamo al primo posto"
PATRIZIA GUENZI


M  eno restrizioni legali e prezzi interessanti attraggono frotte di pazienti elvetici. L’Eldorado per una coppia che sogna un figlio a tutti i costi è l’estero. Spagna, Cecoslovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Turchia. Paesi che offrono più trattamenti di riproduzione assistita e a buon mercato. Non esistono statistiche, ma si parla di oltre 2mila donne che ogni anno vanno all’estero per la fecondazione in vitro (Fiv), a fronte di 6mila praticate in Svizzera. Qui una Fiv costa dai 5mila franchi in su, nella Repubblica Ceca o in Polonia meno della metà. "Più dei costi al primo posto bisogna mettere le competenze, il servizio e la qualità delle cure; la Svizzera in questo senso offre molto", sottolinea il dottor Michele Jemec, del Centro Procrea di Lugano.
Così, un terzo di potenziali pazienti continuano ad uscire dai confini nazionali. Per risparmiare (le cure non sono pagate dalla cassa malati), ma anche perché c’è più "scelta". Sino a poco tempo fa si partiva anche per la diagnosi preimpianto (Dpi), accettata in votazione nel giugno 2016 e diventata legale in Svizzera dallo scorso settembre. Una tecnica che permette di escludere la presenza di una malattia genetica grave, di cui la madre è portatrice, nell’ovocita che genererà l’embrione. In questo modo vengono trasferiti nel corpo della mamma solo gli embrioni sani e si evitano inutili e stressanti tentativi. Un esame importante anche per le over 40, età in cui crolla vertiginosamente il numero di embrioni in grado di  annidarsi. "Siamo stati il primo centro in Svizzera a fare la Dpi", nota Jemec.
Se la Dpi è ora legale anche in Svizzera, non lo è l’ovodonazione, per cui le coppie volano all’estero. Permette di ricevere l’ovulo di un’altra donna, spesso più giovane, e questo dà maggiori chance di successo. Il Centro Procrea di Lugano ha però trovato il modo di assistere comunque le su pazienti, come spiega il dottor Michele Jemec: "Mettiamo a disposizione  l’ovodonazione a pochi chilometri da qui, in un laboratorio in cui lavorano dei nostri collaboratori. In questo modo le nostre pazienti non devono affrontare lunghi viaggi".
Si va in Spagna, dove da qualche anno  esiste un  vero e proprio business dell’infertilità, oltre duecento i centri ginecologici, il numero più alto in Europa (sono una trentina in Svizzera). Le cliniche Ivi di Valencia da quest’anno si sono unite all’americana Rmanj, diventando così il più grande gruppo di riproduzione assistita al mondo, con oltre settanta cliniche in tredici Paesi. Nel 2016 hanno accolto 321 pazienti rossocrociate, erano 200 nel 2013, in quattro anni il sessanta per cento in più. I prezzi sembrano imbattibili, anche se molti esami vengono fatturati extra. "Infatti, è questo un punto fondamentale - sottolinea il dottor Jemec -. Noi non facciamo pagare più niente a parte, nei nostri costi tutto è compreso e sono allineati con gli altri Paesi".
29.10.2017


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