Col coniuge straniero meno problemi ma guai in tribunale
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Tra oui, sì, ja e yes
la coppia mista regge
MAURO SPIGNESI


Che sia oui, sì, ja, yes... l’importante è volersi bene. Perché poi lingua e origine dicono poco sulla stabilità del matrimonio. Anche se a ben guardare, frugando tra i numeri, le coppie miste nel tempo reggono di più. Lo dicono gli esperti dell’Ufficio federale di statistica, che sono arrivati a stabilire che le coppie svizzere sono quelle a più alto tasso di addio. Prendiamo l’anno scorso: i coniugi elvetici che hanno chiesto di divorziare erano 7.806, mentre le coppie miste 5.962. Una tendenza che resiste anche se si guarda indietro, analizzando i dati degli ultimi vent’anni. I divorzi fra svizzeri sono stati 229.056, cioè di più rispetto a quelli fra coppie miste o straniere, che sono stati invece 130.264.
Ma quando si litiga, come fanno notare gli avvocati matrimonialisti, sono guai perché nascono cause davvero complicate, visto che la società svizzera è sempre più multietnica. E spesso anche i giudici si trovano davanti ad autentici rompicapo. Come ad esempio una procedura di divorzio per due stranieri che vivono nella Confederazione ma si sono sposati nel loro Paese dove il divorzio non è previsto dalla legge. Che fare, allora? In linea di massima vale sempre il diritto elvetico. In casi molto specifici e rari, tuttavia, può entrare in conto anche il diritto straniero. Come quando i due coniugi già al momento del matrimonio decidono che in caso di divorzio questo avverrà secondo i canoni di legge del proprio Paese, dove cioè sono avvenute le nozze.
"Ma si tratta di situazioni davvero eccezionali, per venir accolta la richiesta - spiega l’avvocato Marco Ciamei, studio a Lugano, specializzato in diritto di famiglia - ci deve essere compatibilità tra l’ordinamento del Paese straniero e quello elvetico. Per fare un esempio concreto non si può chiedere di sciogliere un matrimonio secondo i principi della sharia".
In Svizzera, insomma, non accade come in altri Paesi d’Europa, dove uno straniero può chiedere di ripudiare la moglie secondo le regole della propria religione, o dopo essere andato via può chiedere al giudice di intervenire durante il procedimento in videoconferenza, come è successo in Italia con un pakistano. Ultimamente, poi, il Parlamento ha messo a punto anche un aspetto che negli anni aveva creato seri problemi.
"Sino al 2016 -  spiega l’avvocato Igor Bernasconi - chi aveva sciolto l’unione nel proprio Paese d’origine nel momento in cui veniva fatta registrare la sentenza qui da noi aveva necessità che il provvedimento venisse completato in base al diritto svizzero per la parte previdenziale". Anche perché in molti Paesi non conoscono cosa sia il secondo pilastro. "Oggi invece la previdenza è, in ogni caso, competenza esclusiva dei giudici svizzeri", spiega Bernasconi che ha maturato una lunga esperienza in diritto di famiglia come vice-cancelliere per la prima Camera civile del Tribunale di appello. In pratica va bene divorziare all’estero ma poi i conti si definiscono in Svizzera.
In Ticino l’anno scorso soltanto il 38 per cento delle nozze sono state tra svizzeri. Negli altri casi uno dei coniugi era straniero, se non entrambi. Una proporzione che si ripete per i divorzi. Sempre nel 2016 sono state annullate le nozze di quasi ottomila coppie elvetiche, di quasi seimila coppie miste e di circa tremila coppie straniere. "Poi capita - spiega ancora l’avvocato Bernasconi - che molti rientrino in Patria per divorziare. Accade soprattutto a coniugi della ex Jugoslavia. Nei matrimoni misti invece di solito si fa riferimento al domicilio del convenuto".

m.sp.
29.10.2017


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