Dati preoccupanti per una malattia sempre più diffusa
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Pericolosa epidemia
del "dolce" diabete
CRISTINA GAVIRAGHI


Non è una malattia infettiva, eppure è considerato una vera e propria epidemia. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il diabete riguarda oggi nel mondo oltre 415 milioni di persone, un numero in notevole aumento se si considera che, nel 1980, i diabetici erano circa 100 milioni. Con tale trend di crescita, si prevede che tra vent’anni oltre 600 milioni di pazienti soffriranno di questo pericoloso disturbo che alla lunga può causare diverse altre patologie, al cuore ad esempio, agli occhi e ai reni. La Svizzera ha dati in linea con l’Europa, con oltre il 7 per cento di diabetici tra la popolazione. Numeri preoccupanti per una patologia cronica progressiva, con risvolti negativi sulla qualità di vita dell’individuo e sui bilanci sanitari dei Paesi.
La malattia è caratterizzata dall’incapacità di gestire il metabolismo del glucosio che, per diventare fonte di energia per il corpo, deve passare dal sangue alle cellule grazie all’ormone insulina prodotto dal pancreas. Nel diabete di tipo1, patologia autoimmune che insorge in età giovanile, la presenza di insulina viene meno per via della distruzione delle sue cellule produttrici e la somministrazione dell’ormone è l’unica terapia. Il più diffuso, però, con il 90 per cento dei casi, è il diabete di tipo 2 tipico dell’età adulta, anche se negli ultimi tempi sta aumentando anche tra i più giovani. Qui un’insufficiente produzione di insulina o una resistenza delle cellule alla sua azione implica un aumento anomalo del glucosio nel sangue e costringe i tessuti ad attingere ad altre fonti di energia, con formazione di sostanze dannose.
Se il diabete di tipo 1 esordisce in modo acuto con sintomi come sete, stimolo a urinare, stanchezza, perdita di peso, fame, disturbi visivi e infezioni frequenti, quello di tipo 2 ha gli stessi segni, ma compaiono più lievi e tardivi, quando le complicanze sono già alla porta. Un più alto rischio di infarto, ictus, insufficienza renale, disturbi al sistema nervoso, retinopatia, e ulcerazioni agli arti inferiori sono tutte conseguenze di un prolungato cattivo controllo della glicemia.
Ma perché così tanti diabetici? Gli esperti parlano di "diabesità", indicando lo stretto legame tra diabete e obesità, anch’essa in aumento negli ultimi decenni. Sedentarietà, cattiva alimentazione, sconvolgimenti nelle abitudini portano a chili di troppo, uno dei principali fattori di rischio del diabete, insieme anche ad aspetti genetici ereditari. Il rischio di diabete potrebbe ridursi del 50 per cento solo con sani stili di vita che sono, tra l’altro, la prima cura per la patologia cui si possono affiancare farmaci e somministrazione di insulina.
Importante la prevenzione, con attenzione al pre-diabete, condizione in cui la glicemia è alta, ma non a tal punto da far diagnosticare la malattia o da dare qualsivoglia segnale d’allarme. In questo caso più moto e una dieta sana possono evitare l’evoluzione in diabete. Ci sono poi farmaci sempre più innovativi, anche per le complicanze e moderni sistemi per la misurazione della glicemia, fino ad arrivare, tra pochi anni, al "pancreas artificiale", un sistema impiantabile che permetterà di valutare il fabbisogno di insulina e somministrarne la giusta quantità al paziente con un microinfusore.
05.11.2017


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