Gli animaletti dalla lunga coda diventano un  problema
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A Zermatt le marmotte
ora "superano" i turisti
MASSIMO SCHIRA


Il paesaggio da cartolina che ritrae il villaggio di Zermatt, visitato ogni anno da migliaia di turisti da tutto il mondo, e la spettacolare cornice alpina con al centro il Cervino nascondono in realtà un piccolo problema. Piccolo, ma consistente. Al punto da mettere in crisi l’attività di chi, sui pascoli affacciati sulla piramide perfetta del Matterhorn, vive e lavora. Sì, perché nella Mattertal - la vallata che da Täsch sale verso Zermatt - da qualche tempo proliferano in modo incontrollato le marmotte. Che sono sì una simpatica palla di pelo che affascina i turisti, ma  anche un autentico flagello per i contadini, che ora chiedono contromisure per arginare la diffusione di un roditore in grado di danneggiare pascoli e colture, ma anche di penetrare nelle cascine, dove trovano un ideale riparo dai loro predatori naturali come aquile e volpi.
La facilità di accesso al cibo, determinata anche dal crescente contatto diretto con l’uomo, ha moltiplicato di fatto il numero di marmotte in tutta la regione di Zermatt. "Per evitare questo genere di problema è sempre necessario sensibilizzare i turisti sull’importanza di non nutrire gli animali selvatici - osserva Francesco Maggi, responsabile di Wwf Ticino -. Perché altrimenti si generano problemi di sovrappopolazione. È già successo con altre specie. La marmotta, comunque, è un animale cacciabile e quindi si presterebbe ad una certa attività di regolazione delle popolazioni". Il problema è che, da anni, il piccolo roditore attira in Vallese sempre meno cacciatori. Lo dimostrano le statistiche pubblicate di recente dal Blick: sull’enorme territorio vallesano, una stagione venatoria porta a circa 600 catture. Nel Grigioni, dove la caccia alla marmotta rimane più praticata, i numeri sono di dieci volte superiori. La pelle pregiata, il grasso spesso usato come unguento e le carni piuttosto saporite rimangono insomma un’attrattiva per i cacciatori grigionesi.
Uno dei problemi segnalati da contadini e alpigiani della regione del Cervino, è la crescente presenza dei roditori nei dintorni delle cascine in quota. Dove spesso scavano le loro tane proprio sotto le abitazioni. Generando danni, anche ingenti. "È sempre importante non causare scompensi nelle popolazioni di animali - commenta ancora Maggi -. La natura idealmente andrebbe lasciata al suo corso, evitando contatti inutili con l’uomo. Problemi simili sono osservati ad esempio anche con gli scoiattoli, che vengono spesso nutriti con le classiche nocciole. Vale però anche per specie come le anatre o per i caprioli. È controproducente dar loro fieno durante l’inverno".
Dalle parti di Zermatt, intanto, si cercano soluzioni. I cacciatori sembrano poco propensi a mettersi a disposizione per battute di caccia speciali. La forte presenza di turisti frena infatti l’attività venatoria. I cacciatori sono infatti poco propensi ad abbattere i roditori proprio sotto lo sguardo di visitatori in provenienza da mezzo mondo. "È comunque necessario spiegare ai turisti e alla gente comune che le leggi della natura possono anche sembrare crudeli, ma quelle sono e quindi andrebbero rispettate senza voler per forza intervenire - conclude Francesco Maggi -. Nutrire in maniera eccessiva le specie selvatiche porta quasi automaticamente ad una presenza eccessiva di questi animali, che finiscono con lo scontrarsi con l’uomo. Causando danni e creando scompensi tra le specie". La ricerca di un equilibrio, anche in zone di grande pregio naturalistico come Zermatt, sta diventando sempre più difficile.

m.s.
05.11.2017


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