Cresce gradualmente l'economia della condivisione
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Come si sviluppa
la Sharing Economy
MASSIMO SCHIRA


Non ti conosco, però ho deciso di fidarmi di te. Per affidarti un piccolo lavoro domestico, per spostarmi, per passare una notte in casa tua o per finanziare la mia attività. È il principio dell’economia condivisa, la cosiddetta "sharing economy", che spinta dall’evoluzione tecnologica e dall’esplosione dell’utilizzo dei social network, è in crescita costante. Gli esempi si sprecano. Basti pensare a servizi come i taxi privati di Uber o gli alloggi messi in rete da Airbnb. Due "aziende globali" che sul mercato virtuale valgono assieme un centinaio di miliardi di dollari.
Per l’economia in generale quello in corso è un cambiamento epocale. "È il futuro, dettato dalla facilità d’uso dei dispositivi mobili - osserva Davide Gai, esperto di nuove tecnologie -. Si è liberi di fare ciò che si vuole ovunque. Quando l’automobile sostituì le carrozze, sparì progressivamente il mestiere del maniscalco. Oggi sta succedendo la stessa cosa, con alcune categorie professionali che cesseranno di esistere ed altre che nasceranno. Molte delle quali legate proprio a questa economia 4.0 basata sulla condivisione". A piacere parecchio agli utenti di questa "sharing economy", oltre all’immediatezza e alla facilità d’uso, c’è anche una certa "indipendenza". Il fatto, ad esempio, di non essere legati direttamente a grandi monopoli. Siano essi le catene di hotel o le banche. "Prendiamo le banche - commenta ancora Gai -. Sempre meno la banca è il luogo fisico, il palazzo di lusso in centro città. Sempre più spesso i servizi bancari li abbiamo semplicemente in tasca. Stesso discorso per l’ufficio o il luogo di lavoro, che stanno cambiando di senso".
La tendenza appare attecchire in maniera molto rapida e radicale soprattutto nei grandi agglomerati. Come a Zurigo o Milano. "Per permettere a questo genere di economia di svilupparsi i grandi numeri sono certamente un presupposto fondamentale - conferma Gai -. In Ticino, ad esempio, manca la massa critica per un vero boom della ‘sharing economy’. Ma credo che manchi anche un po’ la mentalità giusta per buttarsi davvero in questa avventura". Altro "mega-trend" in atto è quello della ricerca di finanziamenti attraverso una raccolta di denaro in rete, il famoso "Crowdfunding". Settore che sta vivendo una chiara evoluzione, malgrado comporti - come ogni investimento - anche qualche rischio. "Per attivare un ‘Crowdfunding’ efficace serve un ‘Crowd’, un vasto pubblico, una folla - precisa ancora Davide Gai -. Anche in questo caso torniamo alla necessità dei grandi numeri. Fattore che non favorisce sicuramente un Paese piccolo come la Svizzera. In generale, si tratta di proposte d’investimento in settori poco conosciuti, come l’innovazione di punta. In questo senso occorre prestare un po’ attenzione a dove si vanno a mettere i soldi, ma il sistema ha dimostrato di poter funzionare molto bene. Anche in questo caso, a piacere è un certo distacco dalle banche come istituto tradizionale per il finanziamento delle aziende".
La condivisione convince sempre più persone. Anche perché le necessità stanno evolvendo. "Pensiamo alla mobilità - conclude Gai -. L’aumento del numero di auto elettriche sta facendo nascere nuovi bisogni. Come quello di ricaricarle. E nelle grandi città sono sempre più numerose le offerte di parcheggio con possibilità di ricarica. Mentre l’auto è ‘allacciata’, ovviamente ci si sposta… condividendo. Con il car o il bike sharing".

m.s.
05.11.2017


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