Proteste per l'auto "condivisa" e stop a Ginevra e Zurigo
Con Uber i taxisti
cambiano strategie
MAURO SPIGNESI


La filosofia di base era quella della condivisione, attraverso una piattaforma informatica. Anche di un viaggio. I soldi della corsa erano quelli per la benzina e l’usura dell’auto. Poi Uber è diventato un autentico business, con oltre 100mila clienti che hanno scaricato l’applicazione in Svizzera e centinaia di "autisti" che negli ultimi anni hanno lavorato a Ginevra, Losanna, Zurigo e Basilea. E proprio per questo i tassisti "classici", quelli titolari delle licenze a diversi livelli, quelli che pagano imposte e tasse comunali di parcheggio, si sono messi di traverso. Con il risultato che diverse città hanno introdotto direttive più severe.
Il canton Vaud da quest’estate ha deciso di inasprire le regole. Una nuova legge prevede che la società che garantisce il servizio di trasporto abbia obbligatoriamente la sede in Svizzera, e prevede che gli autisti abbiano una licenza professionale. Un concetto che ha avuto riflessi concreti. Uber, ad esempio, ha bloccato il suo servizio Uber Pop, quello che può essere garantito da chiunque abbia una macchina in regola, un telefonino e una applicazione e si metta a disposizione. A Ginevra invece l’attività di Uber è stata bloccata e il braccio di ferro tra autorità e società è arrivato al Tribunale federale.

m.sp.
05.11.2017


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