Le nuova strategie dell'Isis per ingaggiare "soldati"
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Il terrore islamico
recluta su Internet
GUIDO OLIMPIO


Per quasi due anni lo Stato islamico ha avuto a disposizione un territorio immenso per accogliere volontari, uomini e donne arrivati da quasi una novantina di Paesi. Hanno seguito percorsi consolidati, di solito attraverso la Turchia. Non pochi europei hanno usato l’Italia per unirsi ai loro compagni, con viaggi che li hanno portati poi in Grecia e infine nel Califfato.
In tanti sono stati aiutati da cellule di reclutamento spuntate nei aesi del Vecchio Continente. Strutture che hanno riprodotto uno schema già visto con al Qaeda. Un flusso continuo, difficile da quantificare, comunque sufficiente a creare un "esercito".
Oggi questa realtà potrebbe però mutare, con una maggiore enfasi da parte dei jihadisti nell’uso di Internet come sistema di "ingaggio" di nuovi seguaci. La valutazione, però, deve essere sempre prudente visto che spesso la "conoscenza" del movimento si è rivelata inesatta. Perdute Mosul e Raqqa, le due capitali della fazione estremista, i mujaheddin hanno dovuto cedere altri spazi ai molti nemici. Sapevano che questo periodo sarebbe arrivato e, stando all’intelligence, si sono preparati. Puntando su due filoni. Il primo è quello di un territorio digitale. Mentre i combattenti si disperdono e tornano al binomio terrorismo-guerriglia l’apparato mediatico deve mantenere viva l’idea che il progetto politico prosegue. Il Califfato, in questa chiave, avrà meno villaggi e località, ma sarà presente nella realtà virtuale. La propaganda e i messaggi di lotta sul web continueranno a dare giustificazioni, motivazioni e indicazioni a chi crede in una missione senza fine. È certamente qualcosa di astratto che, tuttavia, non si può sottovalutare perché tiene insieme militanti che agiscono in Iraq e coloro rimasti lontani.
Il secondo percorso è un maggiore impegno per gli ispiratori. Già in questi due anni alcune figure nate o cresciute in Francia si sono trasferite in alcuni luoghi del Medio Oriente e da qui, ricorrendo al web, hanno prima adescato adepti, quindi hanno cercato di pilotare le loro mosse. Il fine era duplice: farli arrivare nelle città sotto il loro controllo; trasformarli in macchine per attentati. E in molti casi ci sono riusciti, innescando in modo remoto persone già radicalizzate e dei "novizi". Meticoloso, ad esempio, il lavoro fatto da alcuni nei confronti di donne occidentali, scovate su Facebook, in qualche caso corteggiate e poi convinte a passare dall’altra parte.
È lecito attendersi una spinta in questa direzione. Gli uomini di al Baghdadi, pur ridotti nei ranghi e con risorse limitate, hanno un vantaggio: quello di proporre un modello che suscita interesse e fornisce una causa a dozzine di attivisti. E Internet è il gancio formidabile. I tagliagole lo hanno utilizzato alla perfezione, rendendo ancora più agile. Tante le piattaforme a disposizione per imbarcare sulla "nave" forze fresche. E la caduta dei "santuari" dove avevano imposto la loro legge potrebbe costringerli a investire, sempre grazie alla rete, sugli occidentali. Difficile pensare che possano raggiungere il Medio Oriente in modo agevole, più facile che si guardino intorno, prendendo di mira target nella cittadina dove vivono, nel quartiere dove risiedono.
È un pericolo noto agli apparati anti-terrorismo, i servizi di sicurezza da tempo hanno promosso un’azione di contrasto monitorando alcuni canali di comunicazioni e alzando la guardia. Gli arresti avvenuti in numerosi stati, dalla Spagna al Marocco, ne sono la prova. Resta un problema di fondo: l’elaborazione di un messaggio che sia più convincente di quella dei nostri avversari. I tentativi fatti per togliere linfa al radicalismo e indurre chi ha abbracciato pensieri oltranzisti hanno portato risultati scarsi. L’Isis ha manovrato e manovra sul web come fosse la trincea dell’ultima resistenza, convinto che governi e regimi non daranno risposte alle esigenze concrete ai disastri – materiali e psicologici - causati dalla guerra. Un punto di partenza per una possibile rinascita del Califfato.
05.11.2017


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