Nel Paese dove nel 2016 la malattia è cresciuta dell'81%
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Un killer sconosciuto
nella Russia di Putin
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO, DA MOSCA


Di Aids si muore, in tutto il mondo, di hiv no. Difficile spiegare questa semplice ma immensa differenza ad una gran parte della popolazione russa - il 72,8 % della quale vive in aree urbane - ancorata ad un’idea arcaica fatta di pregiudizi, disinformazione ed una cultura ortodossa ancora presente. La medicina ha fatto passi da gigante ma di hiv e di Aids non si parla per le strade di Mosca, di prevenzione ed educazione sessuale non si parla nelle famiglie, nelle scuole o in una delle innumerevoli emittenti televisive nazionali gestite dalla macchina statale.
Eppure nel giugno 2017 sono stati registrati 1.1 milioni di nuovi casi di hiv proprio in Russia, mezzo milione negli ultimi 5 anni su una popolazione di 143 milioni di persone: stando ai dati pubblicati a settembre dalla Fondazione Aids Center di Mosca, l’epidemia oggi uccide in media 80 persone al giorno. Per il programma delle Nazioni Unite Unaids, il numero di nuovi infetti nella Federazione Russa è aumentato dell’81% nel 2016 portando la Russia ad essere il paese dove l’epidemia cresce più velocemente in Europa dell’Est e Asia centrale, seguita dall’Ucraina dove l’aumento registrato nello stesso anno è stato del 9%, quasi paragonabile all’infezione che colpì gli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta.
"I dati sono preoccupanti sì, perché l’epidemia viene principalmente dai consumatori di droga e questo è un ambiente difficile da monitorare e aiutare", spiega Elena Orlova Morozova, direttore medico della Fondazione Aids Center di Mosca e dottoressa presso il centro di prevenzione contro l’Aids della regione di Mosca. Tra i tossicodipendenti avviene ancora uno scambio di siringhe precedentemente usate e dopo la diagnosi difficilmente vengono seguite le terapie e i checkup di routine consigliati dai medici. "Con le nuove terapie convivere con l’hiv si può, e fermare l’epidemia anche - continua la dottoressa -. Se i fondi statali dovessero aumentare il problema sarebbe già dimezzato". Il futuro della situazione legata all’epidemia dell’hiv nella Federazione Russa è appeso infatti ad un filo: non dichiarando la presenza di un’epidemia del virus dell’immunodeficienza umana e rifiutando lo stato di paese del terzo mondo, la Russia non può ricevere un aiuto economico internazionale e negoziare un abbassamento del prezzo delle droghe. Nel paese solamente il 30% dei malati di hiv riceve gratuitamente i medicinali necessari per sopravvivere, decisione connessa alla percentuale di cellule Cd4 contenute nel sangue dei sieropositivi: per i pazienti con un numero di cellule superiore a 350 non c’è nessun diritto ad una cura interamente coperta dallo stato.
Nell’Aids Center di Mosca nessuno fa la differenza però, chiunque varca la soglia di ingresso è il benvenuto, a prescindere dal proprio stato di salute; a sottolinearlo anche il grande murales disegnato su una parete, "Ignoranza = paura". A settembre 2016 la Fondazione Aids Center è nata grazie al giornalista e presentatore tv Anton Krasovsky per supportare i malati di hiv e fare informazione sull’epidemia di Aids del paese; Krasovsky è anche responsabile dei diritti Lgbt e del tema dell’hiv nella campagna elettorale della candidata al Cremlino Ksenia Sobchak.
Oggi la fondazione, che esiste grazie alle donazioni di singoli e di aziende private, cerca di includere nelle attività settimanali chiunque abbia bisogno di aiuto o voglia solo informarsi su un tema poco trattato. Workshops, conferenze e persino giochi di società, tutti mirati a conoscere e saper sconfiggere la piaga dell’Aids.
03.12.2017


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