Dai test in Svizzera registrati due sieropositivi al giorno
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Sull'Aids è caduto
il muro della paura
MAURO SPIGNESI


Ogni giorno, l’anno scorso, in Svizzera due persone hanno scoperto d’avere contratto il virus Hiv. In Europa sono state 420, di cui oltre il 70% di nuove diagnosi registrato nei Paesi dell’est. Nel mondo la situazione si fa ancora più drammatica: 4.383 casi, con 2.739 vittime quotidiane (circa 10 a livello nazionale). A due giorni dalla Giornata mondiale contro l’Aids (1 dicembre), la realtà è certamente più confortante rispetto agli Ani 90, "quando resisteva il muro di silenzi e paure, e questo è confortante", osserva Vittorio Degli Antoni, coordinatore di Zona protetta e Aiuto Aids Ticino. "Ma attenzione - avverte Stefano Gilardi,  specialista in malattie infettive -, purtroppo si sta andando verso uno sdoganamento dell’Aids come malattia cronica, c’è chi non ha neanche la coscienza di avere comportamenti a rischio - dice -. Indicativo il fatto che spesso il paziente non sospetta di essere malato".
In Svizzera sono circa ventimila le persone affette dal virus. L’anno scorso l’aumento è stato dell’1% con 542 nuovi casi e con i cantoni di Zurigo, Ginevra e Berna in testa per numero di malati. Dall’inizio dell’epidemia, anni Ottanta, sino al 2008 erano stati registrati oltre 8.800 casi di Aids. Le nuove diagnosi di infezione, secondo Aiuto Aids svizzero, da due anni sono stabili, dopo aver registrato una tendenza al ribasso tra il 2008 e il 2014. A partire dagli anni ’90 e grazie alle nuove scoperte scientifiche e all’introduzione di terapie anti-Hiv efficaci, la malattia è diventata sempre più controllabile. "La tendenza sino a qualche anno fa - riprende Degli Antoni - era di 600 casi l’anno. Ma il dato confortante è quello dei test, perché ormai è stato fatto da quasi tre quarti della popolazione".
Ma chi scopre di essere malato di Aids? Soprattutto i gay, che sono circa la metà complessiva di casi. "Gli omosessuali sono effettivamente una categoria a rischio - nota Vittorio Degli Antoni -, ma è anche quella che si sottopone con più frequenza alle analisi. Questo grazie a campagne di sensibilizzazione periodiche e probabilmente a una maggiore consapevolezza". Cala invece il numero di uomini contagiati in seguito a rapporti eterosessuali, mentre per quanto riguarda le donne contagiate entrano nella statistica soprattutto quelle che provengono - secondo i criteri dell’Organizzazione mondiale della sanità - da Paesi ad alta concentrazione di Hiv, cioè soprattutto dall’Africa.
In questi anni Aiuto Aids svizzero non ha tuttavia mai smesso di puntare soprattutto sulla prevenzione. Buona parte delle persone che scoprono d’avere l’Aids, hanno contratto la malattia attraverso rapporti sessuali non protetti. E dunque il preservativo resta l’accorgimento più utile in assoluto. In calo invece le trasmissioni fra tossicodipendenti. In Svizzera,  funzionano molto bene le  strategie nazionali contro l’Aids. "Le campagne Love Life sono indispensabili per rinforzare la percezione del rischio, favorire un comportamento sicuro e adottare tutti i mezzi di protezione", sottolinea Adrien Kay, dell’Ufficio federale della salute. Fondamentale è instaurare un rapporto confidenziale con chi si sottopone al test. Come accade a Aiuto Aids Ticino: "A Lugano vengono in molti a sottoporsi al test e la risposta è immediata - dice Degli Antoni -. Il fatto di non essere medici, di non essere in un ospedale aiuta a far cadere quell’ombra di timore. Oltre l’Aids facciamo l’analisi per la sifilide e in tre anni sono emersi una decina di casi".

m.sp./p.g.
03.12.2017


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