Salute sessuale Svizzera e la strategia anti Aids
"Per non banalizzare?
Messaggi forti"
PATRIZIA GUENZI


A suscitare polemiche virulente è stata la campagna del 2014, "Love Life - Nessun rimpianto". Mostrava persone durante l’atto sessuale. Erano stati scelti dei volontari, immortalati in situazioni sensuali e autentiche dalla fotografa Diana Scheunemann. Per molti, questa campagna era addirittura pornografica. Mentre per gli esperti di prevenzione, efficacia e questione morale non vanno mai mescolate. "C’era effettivamente stato un cambiamento nel messaggio - ricorda Barbara Berger, dell’associazione Salute sessuale Svizzera -. Che non era più soltanto di prevenzione, ma che parlava esplicitamente di abitudini sessuali". In sostanza, l’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) scelse di provocare per far parlare del virus. "A volte servono dei messaggi forti per evitare la banalizzazione della malattia", insiste Berger. Infatti, anche nella nuova campagna Love Life dell’Ufsp, Aiuto Aids svizzero e Salute sessuale Svizzera, partita il 23 ottobre scorso, il messaggio è esplicito e in questo caso si insiste pure sui rischi legati al cambiamento del partner sessuale. La novità sta in un nuovo strumento, il safer sex check, che permette di ottenere raccomandazioni personalizzate in Internet.
Proprio nel safer sex check vengono presentate tutte le categorie di raccomandazioni rilevanti per la protezione: preservativo e vaccinazioni, oltre a informazioni su pratiche sessuali potenzialmente a rischio e colloqui di consulenza con esperti. Ovviamente, se la propria situazione personale cambia, pratiche sessuali o partner, il check va rifatto. Solo in questo modo, infatti, ci si può assicurare che le raccomandazioni siano sempre aggiornate rispetto alla propria situazione attuale.
La prima campagna nazionale contro l’Aids, Stop Aids s’intitolava, risale al 1987. Inizialmente, oltre a incoraggiare l’uso del preservativo, cercava di promuovere la solidarietà e di sfatare alcuni preconcetti o timori infondati su come viene trasmesso il virus. Dopo Stop Aids sono poi seguite altre due fasi, Love Life Stop Aids, dal 2005 al 2010, e Love Life dal 2010, realizzata assieme a Salute sessuale Svizzera (all'epoca a Planes). Purtroppo, con il passare degli anni e l’apparizione di nuove terapie, la percezione della pericolosità dell’Aids è diminuita. Il tema Hiv e Aids ha progressivamente perso d’attualità. Oggi esistono sì delle terapie per combattere l’Hiv, ma il successo a lungo termine della è ancora incerto. "Da qui la necessità di adeguare progressivamente le campagne, facendo perno su messaggi positivi e inglobando tutte le malattie sessualmente trasmissibili", spiega Berger. Campagne, anche, dai toni a volte un po’ osé, non sempre accolte bene da tutti. Ma l’Ufficio federale della sanità pubblica, ha sempre sottolineato come non spetti allo Stato giudicare le abitudini sessuali delle persone "e per le campagne - osserva Berger - non bisogna confondere il problema della salute con quello della morale.
Senza dimenticare le nuove generazioni. I messaggi devono riuscire a sensibilizzare anche loro nei confronti di un argomento ormai ritenuto noto. Riuscire quindi a ritagliarsi uno spazio adeguato in un contesto pubblicitario sempre più sessualizzato, il che non è così semplice.

p.g.
03.12.2017


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