Il benessere prodotto dai frontalieri in provincia di Como
I salari "importati"
valgono tre miliardi
PAOLO MORETTI


I lavoratori italiani in canton Ticino riportano a casa un potere d’acquisto pari a circa 250 milioni di franchi al mese. Il dato lo si evince moltiplicando il numero di frontalieri, ulteriormente aumentato rispetto a un anno fa (i dati del terzo trimestre 2017 parlano di 65.184 frontalieri contro i 62.148 dello stesso periodo del 2016), con il salario medio (oltre 4mila franchi netti al mese nel 2014, ultimo dato disponibile) dei frontalieri impiegati in Ticino. Si tratta di cifre che valgono, all’anno, un potere d’acquisto per gli italiani pari a 3 miliardi di euro.
La sola provincia di Como, grazie ai frontalieri, può contare su un ritorno in termini economici di 1,2 miliardi di franchi, denaro che torna in terra lariana ogni anno grazie ai circa 26mila comaschi impiegati nell’economia del Canton Ticino.
Un potere d’acquisto enorme, se si pensa che in Italia quelle cifre verrebbero quasi dimezzate considerando i salari medi (basti dire che una commessa in svizzera guadagnava nel 2014 - stando alla calcolatrice "salarium" - quasi 3’900 franchi mentre in Italia fatica a raggiungere i 1’400 euro, ovvero circa 1’600 franchi, netti mensili).
La Banca d’Italia, l’estate scorsa, ha aggiornato il contributo delle "rimesse" annue (ovvero i redditi maturati all’estero e da lì trasferiti) dei lavoratori italiani impiegati non solo in Svizzera, ma anche in altri Paesi. Ebbene, secondo quel dato il contributo dei frontalieri vale mezzo punto percentuale di Pil: 7,2 miliardi di euro all’anno. A livello nazionale dal 2011 questa quota è cresciuta di ben 2,3 miliardi di euro. In Italia ha suscitato molto scalpore il fatto che l’incidenza delle rimesse sul prodotto interno lordo è la stessa di 140 anni fa, quando però la popolazione italiana era meno della metà di quella attuale. Complessivamente i lavoratori italiani all’estero nel 2016 erano 115mila, quindi ben si comprende che oltre la metà di questi ha scelto proprio la Svizzera come sede professionale. E, di conseguenza, i salari della Svizzera muovono per un quarto di punto percentuale il Pil italiano. Valori che, secondo le statistiche della Banca d’Italia, sono esplosi negli ultimi anni. Basti dire che nel 2011 i redditi dei frontalieri riportati in patria valevano 4,5 miliardi, lo scorso anno erano già saliti a 6,6 miliardi.
03.12.2017


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