L'indice italiano del benessere premia Como e Verbania
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Al confine col Ticino
stanno tutti meglio
REDAZIONE CAFFÈ


Risparmio, sicurezza, cultura e tanti altri parametri per dire che in Italia le zone a nord stanno meglio, molto meglio di quelle in centro al Sud. E nella  fascia del "buon vivere", le province a ridosso del confine svizzero, ticinese detto diversamente, sono quelle con gli indici di qualità mediamente più alti. In verità tutta la "zona alpina" italiana registra indici eccellenti, in testa infatti sta Belluno, al confine con l’Austria.
Indici di qualità di vita che in un certo qual modo, per alcuni di più per alcuni di meno, sono influenzati dalla stretta vicinanza geografica con il Ticino. Contiguità che tocca il mondo del lavoro e quello del commercio e quindi anche quello turistico.
Le province italiane a ridosso del confine sono quelle da dove ovviamente proviene il maggior numero dei circa 65mila frontalieri. Poco meno di cinquemila infatti arrivano da province non confinanti. 65mila frontalieri in gran parte residenti in Lombardia, soprattutto nelle province di Varese e di Como. Zone che nella classifica italiana stanno, su 110 posizioni, la prima al 32esimo la seconda al 57esimo posto. Ma molto, molto meglio fa la provincia del Verbano Cusio Ossola (Vco), vale a dire quell’area geografica che confina con il Locarnese e dalla quale provengono quotidianamente circa cinquemila e cinquecento frontalieri. Certamente molti meno di quanti ne giungano da Varese, oltre 26mila, e da Como, oltre 25mila.
È un benessere reciproco quello dato dalla vicinanza. Decine di migliaia di lavoratori frontalieri con salari più alti della media delle singole categorie in Italia. Decine di migliaia di frontalieri che da anni contribuiscono alla crescita economica del Ticino, pur tra annose polemiche. Ma di quei 65mila oggi non si potrebbe fare a meno, se non di 15mila forse, considerando i disoccupati e coloro che sono in assistenza. Significherebbe registrare di qua dalla frontiera un tasso di occupazione pari a 0. Cosa di fatto impossibile, significherebbe, dicono gli economisti, che l’economia è bloccata.
Verbania, con Domodossola e Omegna, ovvero la provincia del Verbano Cusio Ossola, sta al settimo posto della classifica nazionale. E lo scorso anno ha registrato una crescita notevole. Era al 19esimo. Davanti a lei solo province come Belluno, appunto al primo posto, Aosta, Sondrio, Bolzano, Trento e Trieste.
Anche la provincia di Como rispetto allo scorso anno è salita nella classifica del "buon vivere". Dal 40esimo al 32esimo posto. Non è andata così bene invece per quella di Varese che ha perso cinque posizioni.
A ridosso del Locarnese, la regione ticinese più ricca per quanto riguarda l’economia turistica, sta dunque una provincia italiana che spicca nei dati nazionali. Spicca in quanto ricchezza e consumi, al 18esimo posto; per l’ambiente e i servizi; per l’offerta culturale; per la spesa media delle famiglie; per il basso tasso di disoccupazione dei giovani e per il tasso di occupazione in generale della sua popolazione. E qui, per questo dato, certamente influisce la presenza nel Vco degli oltre cinquemila frontalieri impiegati in Svizzera. Lavoratori residenti soprattutto tra Cannobio e Verbania e in Val Vigezzo.

r.c.
03.12.2017


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