Kim, Mohammed e Sebastian oggi guidano la "svolta"
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Millennial al potere
ma non "correct"
LORETTA NAPOLEONI


Kim Jong-un, il giovane dittatore nord koreano non è più l’unico millennial al potere. In Arabia Saudita il trentenne principe Mohammed bin Salman è stato incoronato erede al trono mentre in Austria un giovane di 31 anni, Sebastian Kurz, ha vinto le elezioni è si appresta a guidare l’Austria. Tutti al disotto dei 35 anni, il dittatore, il monarca ed il primo ministro millennial, hanno uno stile di far politica diverso da chi li ha preceduti.
In primis non sono interessati ad essere politically correct. Che significa? Che sono diretti e non si vergognano di esprimere opinioni controverse. A differenza del padre e del nonno, Kim Jong-un si è lanciato con entusiasmo nel battibecco nucleare con Donald Trump. Ha volutamente condotto i test balistici nei momenti di maggior impatto, come il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, quasi volesse provocare una reazione violenta da parte del presidente Trump.
Mohammed bin Salman è l’artefice dell’intervento armato saudita in Yemen. Una provocazione nei confronti dell’Iran ma anche un monito lanciato all’occidente: l’Arabia Saudita fa sul serio, i tempi in cui per difendere i propri confini doveva rivolgersi agli americani, come successe durante la pirma guerra del golfo, sono finiti
Prima e durante la campagna elettorale, Sebastian Kurz non ha esitato a cavalcare la tigre del populismo anti-immigrazione. Lo ha fatto senza scivolare nel razzismo dell’ultra destra austriaca ma lo ha fatto apertamente, evitando di usare mezze parole, entrando in rotta di collisione con le politiche della Merkel e, naturalmente, con l’euroburocrazia di Bruxelles.
Altro elemento che accomuna i tre politici millennial è il desiderio di modernizzazione che si manifesta attraverso una migliore comunicazione con la popolazione, il miglioramento delle condizioni economiche senza la promessa di una maggiore libertà politica. La matrice ideologica è quella della destra e l’attitudine dei giovani politici è paternalista, il popolo o l’elettorato, a seconda di quale regime si tratta, vanno trattati come dei bambini, presi per mano quando attraversano la strada, protetti  anche da loro stessi.
La visione dell’erede al trono saudita, riassunta nel suo programma per il 2030, è strettamente liberista: smantellamento di monopoli e oligopoli, diversificazione e ampliamento delle attività produttive, apertura del mercato agli esteri, deregolamentazione del mercato energetico, ristrutturazione delle economie urbane, creazione delle zone economiche speciali (Zes), liberalizzazione degli scambi, semplificazioni burocratiche, accesso al credito e criteri di selezioni meritocratici. Il tutto sotto il controllo ‘dirigista’ del nuovo leader.
Kim Jong-un apertamente persegue una politica di tolleranze nei confronti dei cosidetti mercati ‘informali’ dove i nord coreani possono vendere e scambiarsi prodotti. Nel settore agricolo, in particolare, il modello delle cooperative si sta rivoluzionando, riducendone la grandezza e lasciando sempre più ampio spazio all’iniziativa di chi ne fa parte membri. Ma parlare di vera e propri liberalizzazione sarebbe un grosso errore. Come in Arabia Saudita lo stato e l’elite che lo guida è costantemente onnipresente.
Sul programma economico del nuovo primo ministro austriaco si sa ben poco, tuttavia dalla campagna elettore si evince la volontà di mettere al centro gli interessi dell’Austria, da qui la politica di contenimento dell’immigrazione proveniente dai Balcani.
Reinventare il presente riproponendo i valori del passato, che resero grande la propria nazione, è forse il motto che più riassume la strategia politica dei millennial. Kim Jong-un ed il principe Mohammed bin Salman si riallacciano ai nonni, il primo Kim Il-sung fondò la Repubblica Popolare della Corea del Nord, il secondo il re Abdullahziz Ibn Saud creò l’Arabia Saudita. Anche fisicamente, i nipoti, cercano di accentuare le somiglianze con i nonni per facilitare tale processo. Il presente ed il futuro, dunque, dovranno essere il più possibile modellati sul glorioso passato. Ogni cambiamento e riforma ha questo obiettivo.
Sebastian Kurz è il leader del partito democristiano austriaco, nato all’indomani della seconda guerra mondiale, un partito conservatore e non estremista la cui funzione era proteggere l’Austria e la sua popolazione dal comunismo della vicina Ungheria. Oggi la minaccia viene dall’immigrazione e da Bruxelles ma il compito del primo ministro è lo stesso.
Nei prossimi anni sicuramente arriveranno alla ribalta politica nuovi millennial, non possiamo ancora fare previsioni su come gestiranno gli equilibri mondiali, ma è certo che il successo dei primi tre giocherà un ruolo importante nel modo di far politica della nuova generazione di politici, a prescindere se dittatori, sovrani o primi ministri.
03.12.2017


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