L'analisi
La pizza nasce local
ma è diventata global
ELISABETTA MORO E MARINO NIOLA


La pizza è il cibo glocal più amato al mondo. Il suo successo planetario ne ha fatto il comfort food maggiormente consumato, imitato, meticciato e a volte storpiato della storia di homo edens. Molti millantavano di averla inventata, americani in testa, ma l’Unesco ha riconosciuto ai napoletani quel che è dei napoletani. Cioè il merito di averla creata e perfezionata fino a farla diventare un totem gastronomico.
A metà del Settecento la plebe partenopea, tanto povera di mezzi quanto ricca di creatività, comincia a consumare delle focacce di pane schiacciate e condite. Ne bastava uno spicchio con olio, aglio, acciughe e origano, per sentirsi sazi per molte ore. E non sfamava solo carrettieri, carpentieri, artigiani, ma anche sarte, lavandaie, ricamatrici e tutte quelle popolane che con un soldo risolvevano il problema del pasto fuori casa, in una città enorme e sovraffollata. Di fatto la pizza è la figlia primogenita dell’arte di arrangiarsi.
La scrittrice Matilde Serao la chiamava "il pronto soccorso dello stomaco". Colazione pranzo e cena in dose unica.
I pizzaiuoli lavoravano in botteghe piccolissime, improvvisate, prive di sale per la consumazione. Per questo un esercito di ragazzini distribuiva le pizze porta a porta per i vicoli di Napoli, anticipando quel che avviene oggi a Mumbai dove giovani in motorino consegnano a migliaia di impiegati pasti preparati a casa dalle mogli. È il cosiddetto Dabbawala, studiato dalla Harvard Business School. E imitato dai colossi informatici che intravedono nel pasto a domicilio l’affare del futuro.
Fatto sta che questo cibo di strada, economico e gustoso, veloce e parsimonioso, flessibile e interinale, adatto a tutte le stagioni, ha fatto centro nel cuore e nella mentalità della città partenopea, che in solitario ha scommesso su questo capolavoro dell’arte povera, anche quando il resto d’Europa lo guardava dall’alto in basso. Al suo esordio, infatti, la pizza era apparsa come una pianta esotica, inadatta ad attecchire in ambienti diversi da quello d’origine. Ma questo capolavoro della gastronomia popolare ha smentito tutte le previsioni ed è diventato un cibo planetario. Grazie soprattutto alla sua duttilità. Perché un po’ tutti i popoli e tutte le classi sociali se la sono reinventata a modo loro. Chi facendola diventare etnica, come la pizza Bollywood, con pollo e curry, chi con ingredienti raffinati come gamberetti, rucola e lime. E in Louisiana addirittura con l’alligatore. Ma sempre pizza resta. Un hardware gastronomico compatibile con qualsiasi software, perfino con il montone come fanno in Mongolia.
Insomma, l’arte dei pizzaiuoli napoletani ha partorito un’idea che ha rivoluzionato il nostro modo di mangiare. Lo ha reso più rapido, disimpegnato, democratico, sostenibile. Ridotto nei costi, ma ricco di sapori. E soprattutto conviviale, perché favorisce lo scambio sociale con forme di mutualità come la pizza "sospesa". Pagata al buio dai più abbienti e assegnata dal pizzaiolo ai più bisognosi.
Di fatto un gesto di generosità a favore di ignoti. Insomma la creatività di generazioni di napoletani con le mani in pasta ha inventato un cibo universale. Un disco croccante e fragrante che il celebre fotografo Oliviero Toscani ha definito il più bell’oggetto di design della storia, insieme ai jeans. Con la differenza che dei jeans si può fare a meno.
10.12.2017


Articoli Correlati
IL DOSSIER

Economia
in ostaggio
di "Prima i nostri"
GRANDANGOLO

"Troppi negozi chiusi,
ogni mese 5 in meno"
L'INCHIESTA

La "bolla integralista"
cresce nelle carceri
L'IMMAGINE

Una settimana
un'immagine
LE PAROLE

di Franco Zantonelli

Sparate leghiste
da ignorare sempre
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Una politica assente
per il business migranti
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Mosaici di guerra
dalla postazione Judy
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Lampi di guerra
e fulmini su Trump
Mariarosa Mancuso
Mariarosa Mancuso
Orchi e melodrammi
non scaldano Cennes
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
La razza è un concetto
inventato della politica
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
L'amore d'antan
nel "Regality show"
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Resta solamente
una sottile speranza
LE INTERVISTE

I protagonisti
della cronaca

ULTIM'ORA
Dall'
Amministrazione
Dalla
Polizia
Ultim'ora
22.06.2018
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– [www.ti.ch/commesse]
22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, maggio 2018
08.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, primo trimestre 2018
06.06.2018
I Servizi del Gran Consiglio hanno proceduto alla pubblicazione dell'Ordine del Giorno della seduta del 18 giugno 2018.
06.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel primo trimestre 2018
01.06.2018
In occasione della "Settimana europea per lo sviluppo sostenibile", in programma dal 30 maggio al 5 giugno 2018, il Dipartimento del territorio (DT) ha aggiornato le pagine del proprio sito tematico, mettendo in evidenza attività e progetti promossi in collaborazione con i numerosi partner [www.ti.ch/sviluppo-sostenibile]
30.05.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, aprile e primo trimestre 2018
29.05.2018
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, aprile e primo trimestre 2018

Sfoglia qui il Caffè

E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Macron
ipoteca
il mini vertice
europeo

Bosnia-Erzegovina:
la rotta dei migranti
al confine
con la Croazia