Le parlamentari a Berna dopo il manuale contro il sessismo
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La linea che divide
i flirt delle molestie
MASSIMO SCHIRA


Un flirt si basa sulla reciprocità, è costruttivo, desiderato da entrambe le persone coinvolte ed è fonte di gioia nel rispetto dei limiti personali. Una molestia, invece, è unilaterale, umiliante, ferisce, è fonte d’irritazione e quei limiti personali li viola. È questa la definizione scelta dai vertici dell’Assemblea federale per sensibilizzare i parlamentari sul tema "molestie" dopo il caso del vice presidente ppd, Yannick Buttet, denunciato per stalking dalla sua amante. Un caso che ha aperto una sorta di "vaso di Pandora" anche sotto la cupola di Palazzo, dove non si vogliono Casanova o Don Giovanni in azione.
Ma la "lista" presentata ai deputati non ha fatto l’unanimità nemmeno tra le donne elette alle Camere federali. "Tutto questo è ridicolo - spiega al Caffè la consigliera nazionale democentrista zurighese Barbara Steinemann -. Liste come questa non servono a nulla, non siamo all’asilo infantile! A Palazzo ho sempre condiviso la mia attività politica con uomini educati e quello delle molestie nella politica federale è che un problema inventato dalle donne di sinistra. Noi deputate siamo tutte donne con una forte personalità, perfettamente in grado di difenderci. E con chi esagera, ovviamente, c’è sempre la possibilità di ricorrere alla giustizia".
Sulla stessa linea d’onda la consigliera nazionale Roberta Pantani della Lega: "Si tratta di un’operazione del tutto superflua, soprattutto la descrizione su cosa sia un flirt. Siamo tutti sufficientemente adulti e vaccinati da poter riconoscere se si tratta di una molestia o di un complimento scherzoso". Pantani considera anche "inutile" anche la creazione all’interno del Parlamento, per un periodo di prova di un anno, di un’antenna cui potranno rivolgersi le vittime di molestie. Perplessa anche la liberale radicale Doris Fiala, secondo cui con la lettera i parlamentati sono stati trattati come fossero dei bambini. "È innanzitutto a scuola che bisogna fare prevenzione - afferma - piuttosto che sotto la cupola federale, dove mi attendo che ogni eletto abbia le spalle abbastanza larghe per difendersi da solo".
Sul fronte opposto della "barricata", le parlamentari più sensibili all’argomento. Non solo di sinistra "tout-court". "Molti colleghi dopo la pubblicazione delle raccomandazioni mi hanno chiesto se avessero mai esagerato nei loro atteggiamenti - osserva la consigliera nazionale verde-liberale vodese Isabelle Chevalley -. Già il fatto di porsi una simile domanda è positivo e significativo del fatto che sia quanto mai necessario parlare di questo argomento e sensibilizzare anche i parlamentari. Perché infilare le mani nei pantaloni di una collega, fatto realmente successo, non è accettabile".
A non essere entusiasta dell’elenco, ma a sottolineare l’importanza di non banalizzare le molestie è invece Kathy Riklin. "Credo che la distinzione tra flirt e molestia sia tutto sommato personale - afferma la deputata ppd zurighese -. Detto ciò trovo che la scelta di mettere questi consigli su carta sia un po’ ridicola. Tutto sommato siamo in un parlamento nazionale, dove gli eletti dovrebbero essere sufficientemente responsabili e avere la capacità di distinguere quel che è permesso dall’eccesso. Ovviamente il tema è delicato e merita attenzione".
Meno critica un’altra consigliera nazionale popolare democratica, la vallesana Géraldine Marchand-Balet. "Le direttive possono avere senso per ricordare le regole base - sottolinea - ma non erano strettamente necessarie", poiché in Parlamento "non esiste un problema di molestie diffuse". Marchand-Balet considera tuttavia che "visto che la legge impone alle aziende di tutelare le proprie dipendenti da questo rischio, è giusto che anche il parlamento faccia una riflessione al suo interno".
Secondo la socialista grigionese Silva Semadeni, le distinzioni proposte nella "lista" possono risultare un po’ artificiali. "L’attenzione al problema delle molestie è necessaria, lo hanno dimostrato i recenti fatti, non solo in Svizzera - commenta la consigliera nazionale -. Ma il modo scelto è banale, perché non tiene conto della cultura dei singoli e della loro sensibilità. Faccio un esempio: noi latini diamo al contatto fisico un peso molto diverso rispetto ai nostri connazionali del Nord".
La scelta di mettere nero su bianco alcuni consigli è invece salutata positivamente da altre parlamentari al Nazionale. Come la verde ginevrina Lisa Mazzone. "Quando si leggono quelle definizioni, si può anche sorridere, ma è un errore - nota -. Alla luce dei fatti, è stato necessario agire in questa direzione. Certamente non basta. Servono strutture in grado di dare sostegno, suggerimenti e anche mediazione. Il fatto di aver scatenato molte discussioni evidenzia la necessità di porre maggior attenzione a quegli atti che non sono reciproci".
Come Lisa Mazzone la pensa anche la consigliera nazionale socialista vodese Ada Marra. "Il fatto che la definizione di flirt possa far sorridere non è importante - conclude -. Quello che conta è che ci abbiano messo a disposizione quello che deve esistere in ogni azienda, ovvero una persona di riferimento da chiamare in caso di domande. Ada Marra deplora che "l’Udc abbia cercato di ridicolizzare l’iniziativa" e ribadisce che a suo modo di vedere la lettera e la creazione dell’antenna sono "una reazione positiva" e anche "sufficiente" al problema.

r.c.
17.12.2017


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