Allo studio un algoritmo per "parlare" con gli animali
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Parlare con il cane
sarà presto una realtà
PATRIZIA GUENZI


Quante volte abbiamo detto "gli manca solo la parola" riferendoci al nostro quattrozampe di casa. Tra un po’ potremmo essere accontentati. Il professor Con Slobodchikoff della Northern Arizona University, che ha dedicato la sua vita al linguaggio animale, assicura di essere a un passo dal riuscire a "tradurre" i loro atteggiamenti e suoni. Convertire, in sostanza, i loro vari metodi comunicativi. Dapprima in inglese e poi nelle altre lingue del mondo. Intanto, ha creato "Zoolingua", una compagnia che ha come obiettivo principale un traduttore domestico per migliorare la comunicazione con l’uomo. Tutto ciò, mentre in Svizzera i cani in casa aumentano sempre più. E per loro si spendono fior di quattrini (vedi sotto).
Negli anni il professore ha raccolto migliaia di video di cani che abbaiano, si muovono e ringhiano. A convincerlo che esiste una forma sofisticata di comunicazione vocale da codificare, i suoi studi sui cani della prateria (una specie di marmotta). Tra loro, ha spiegato, utilizzano il più sofisticato linguaggio animale mai codificato; hanno fonemi simili alle parole, li combinano, usano quello che potremmo definire un chiacchiericcio sociale. Tutto ciò li avrebbe aiutati a distinguere i diversi predatori e a sviluppare degli "allarmi". Una scoperta che l’esperto ha riportato nel suo saggio "Chasing Doctor Dolittle: Learning the Language of Animals".
Ancora una volta, quindi, un percorso di studi tra neuroscienza e intelligenza artificiale sarà (forse) in grado di dare una mano all’uomo per meglio comprendere gli animali. Le vocalizzazioni di Fido, in sostanza, non saranno più "arabo" per noi. Un dispositivo puntato su di lui ci aiuterà a comprendere i suoi pensieri, tipo "ho fame ora", o "vorrei andare a passeggio". Potrebbe servire anche ai contadini, facilitando il lavoro di agricoltori e allevatori. Rilevando segni di dolore sui volti di capre, maiali o mucche sarà più semplice capire quando stanno male, valutare il livello di sofferenza e intervenire. Una traduzione, ribattono però alcuni, frutto dell’interpretazione dell’uomo. E quindi in qualche modo carente. L’algoritmo traspone il linguaggio animale in parole attribuite ad esso dall’uomo. "Inoltre - aggiunge Petra Santini, veterinario comportamentalista -, c’è tutto un linguaggio dell’animale che noi molto difficilmente saremo in grado di decifrare. Penso all’olfatto, un altro mondo per noi. I loro segnali provenienti dal naso, quindi, come interpretarli?". Piuttosto, sottolinea l’esperta, "osserviamoli sempre attentamente, rispettando i loro tempi e valutando se c’è qualche cambiamento nel loro comportamento. Poi, se un domani arriverà un aiuto elettronico per riuscire a capirli meglio va bene, ma adesso concentriamoci e utilizziamo gli strumenti che già abbiamo per entrare in sintonia con loro".
Il lavoro di Slobodchikoff sarà ancora lungo. Dovrà effettuare la scansione di centinaia di migliaia di video e, anche, ottenere la collaborazione di alcuni proprietari di animali. Ma il suo dispositivo potrebbe ridurre molti problemi di "comunicazione" tra cane e padrone. Si sa, infatti, che numerosi animali soffrono di problemi comportamentali e quindi un traduttore domestico potrebbe probabilmente aiutarci a meglio individuare le loro esigenze. Non solo. Il professore spera che attraverso il traduttore si potranno avere addirittura conversazioni a doppio senso.
Oddio! Difficile dire quanto questa prospettiva possa davvero allettare i tanti proprietari. Se anche Fido e compagni si metteranno a disquisire su questo e su quello, pretendendo, criticando o che altro ancora... beh, francamente potrebbe non più essere così piacevole convivere con un amico peloso. Immaginiamoci: anziché accucciarsi ai nostri piedi bello tranquillo, Fido ci si piazzerà davanti e, guardandoci dritto negli occhi, inizierà ad avanzare richieste e pretese.

pguenzi@caffe.ch
21.01.2018


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