L'analisi dell'antropologo sul fenomeno del sexting
È una sessualità
senza interazione
MARINO NIOLA


Tra gli adolescenti il sexting non fa prigionieri. E la rete si riempie di messaggini, immagini, chat che sarebbe eufemistico definire erotici. In realtà è pornografia pura, al di là delle intenzioni di messaggianti, messaggiati e altri assatanati di sesso virtuale che popolano l’habitat 2.0.
Primo perché è il web ad avere in sé qualcosa di pornografico, riduce tutto a oggetto da consumare con lo sguardo. Esattamente come la pornografia d’antan, riduce il tutto in parti da mostrare, seziona la persona in particolari anatomici sempre più ravvicinati, spesso intimi, non di rado microscopici, qualche volta endoscopici. È l’uso solitario del corpo dell’altro, senza incontro, senza condivisione, se non quella social. Che a volte finisce per essere semplicemente una forma di abuso collettivo da parte del branco digitale di turno. Che si forma all’improvviso, quando avverte la presenza della preda, quando c’è da spartirsi qualche pixel di carne disincarnata. Ma ad essere pornografi in questo senso non sono solo gli adolescenti. È la logica della rete, che apparentemente riproduce la realtà, ma di fatto la derealizza. E se si tratta di realtà umana, la disumanizza. Ne fa un sex toy da vedere e da esibire. Che non è diverso da quel che fanno sempre più spesso anche i grandi. Nel loro caso però, a questa deriva pornografica, ci arrivano lunghi, da adulti che hanno alle spalle una storia e delle storie, e non da ragazzini. E quindi con molti anticorpi in più.
Il problema per i minorenni che vengono iniziati all’erotismo, o si auto iniziano, con il sextainment digitale è che la sessualità diventa eminentemente una questione di immagine e di immagini. Senza interazione tra i corpi e tra le persone. Una simulazione che fa andare in asincrono l’iniziazione sessuale e l’educazione sentimentale. Che è fatta di sensibilità, di dialogo, di rapporto tra volontà, di incontro fra desideri, di scoperta delle proprie e delle altrui emozioni. Di imbarazzi e di frustrazioni. Non a caso la difficoltà maggiore degli adolescenti oggi è proprio la gestione delle emozioni. Che spesso li travolgono come un fiume incontrollabile e insostenibile. Proprio perché un mondo di pura visione come quello virtuale dà l’illusione di poter controllare tutto e tutti con un semplice touch, ma prima o poi la forza delle cose presenta il conto.
Il fatto è che la crescita individuale è fatta di timori, paure, ansie, timidezze, cilecche. Successi e insuccessi. Esperienze vitali che fanno crescere. E che questo tipo di relazioni immateriali impedisce. Drogando la realtà virtuale e anestetizzando quella reale.
Ecco perché i genitori e gli educatori non devono mettere la testa sotto la sabbia. Qui la privacy e il rispetto della libertà rischiano di essere la bacinella di Pilato, dove lavarsene le mani. Perché questi ragazzini multitasking sono dei draghi sul piano tecnologico. Ma fragili su quello psicologico. E non possono essere abbandonati a se stessi e ai loro tutorial. Altrimenti quella che oggi appare come libertà sessuale, si trasformerà in analfabetismo sentimentale. E la passione in frustrazione.
21.01.2018


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