Per molti giovani la sessualità si consuma in rete
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La prima volta?
È stata al cellulare
PATRIZIA GUENZI


Le società sono sempre state modellate più dal tipo dei media con cui gli uomini comunicano che dal contenuto della comunicazione". Lo diceva già il sociologo e filosofo Marshall McLuhan. Ancora internet non era entrato a gamba tesa nelle nostre vite, rivoluzionando abitudini, comunicazione, relazioni sociali e sessuali. Nessuno avrebbe mai immaginato che di lì a poco per molti giovani la prima volta sarebbe potuta essere... al telefonino. Emblematica  l’inchiesta ticinese DropBox, una decina di ragazzi residenti nel cantone accusati di sexting, ovvero di aver divulgato online immagini spinte di minorenni. Per molti, sicuramente, quello era stato il primo approccio col sesso. "A ciò ha contribuito l’abbassamento dell’età puberale e l’esigenza di maschi e femmine di confrontarsi prima con lo sviluppo fisico e la sessualità agita", osserva la sessuologa Rosamaria Spina.
Ragazzini multitasking, draghi sul piano tecnologico, ma fragili su quello psicologico, avverte l’antropologo Marino Niola (vedi a lato). Le prime esperienze sessuali rappresentano un "imprinting" per quella che sarà la sessualità futura di ognuno di noi. Il rischio è legato all’esito che avranno. Sbagliato pensare che la disinvoltura con la quale i ragazzini di oggi affrontano gli argomenti della sessualità e la facilità delle esperienze corrisponda ad una maggiore sicurezza nel vivere i primi approcci. "Sono ragazzini fisicamente già maturi per sperimentare a tutti gli effetti una sessualità completa - riprende Spina -, ma emotivamente non sono in grado di capire a cosa vanno incontro. E quando c’è di mezzo la tecnologia le conseguenze possono davvero diventare molto pesanti". La loro consapevolezza riguarda infatti solo il corpo, manca completamente quella riferita alle ripercussioni, agli strascichi di alcuni gesti. "Col rischio - avverte l’esperta -, di alimentare sentimenti di vergogna e inadeguatezza, che potrebbero dare origine a disagi e problematiche".
Se il modo di avvicinarsi al sesso degli adolescenti è evidentemente mutato, in realtà il fenomeno ha coinvolto anche gli adulti, abituati a tutt’altro modo di approcciare un partner. Non solo il web come dispensatore di informazioni legate al sesso, ma anche chat, possibilità di incontri e di "consumare" direttamente in rete. Spazi di discussione e di fruizione della sessualità molto più variegati, diversi ed accessibili rispetto ad un tempo. E se ciò significa più possibilità di scambio ed una moltiplicazione dei luoghi di ascolto, per le nuove generazioni vuol dire più esposizione ai rischi. Facile impossessarsi di contenuti anche privati attraverso internet e social media. Facile anche diffonderli e condividerli, all’infinito, come hanno fatto i dieci ragazzi coinvolti nella vicenda DropBox. Immagini e filmati osé finiti in un server, quindi a disposizione di tutti.
"Inutile negarlo, l’educazione sessuale dei giovani oggi passa soprattutto attraverso il web - sottolinea Walter Beolchi, sessuologo -. E ciò porta ad una sessualità puramente prestazionale, meccanica, completamente sganciata da una qualunque forma emotiva". Tutto ciò, favorito dall’estrema velocità di contatto. Una virtualizzazione dei rapporti, per cui si flirta a distanza. "C’è un abuso di pornografia tra i giovani - aggiunge Beolchi -, per cui contano solo tempi e modi. Ma l’educazione sentimentale non si impara così".
Le nuove tecnologie hanno ridisegnato il paesaggio della nostra vita emotiva. E i "nativi digitali" cresciuti a pane e internet, hanno comportamenti superficiali, effimeri, una ridotta capacità di riflessione. Le ragazzine ticinesi che si sono fatte fotografare o che hanno inviato ai compagni scatti osé non avevano la minima percezione dei pericoli. Il sesso come un gioco, un passatempo. "Hanno un modo di vivere la sessualità molto leggero, un atteggiamento tipico dell’infanzia per cui non valutano il dopo", osserva Rosamaria Spina.
Eppure, proprio dai primi passi nel pianeta sesso compiuti in età adolescenziale dipenderanno, almeno in parte, la capacità di entrare in una relazione adulta, di accedere alla dimensione dell’eros, "di portare a termine il compito evolutivo per arrivare ad un’autonomia e una capacità relazionale", aggiunge Beolchi. Il che può intrappolare il giovane in un costante bisogno di conferma della propria adeguatezza o peggio ancora, per evitare ogni confronto, di rimanere chiuso  in un isolamento difensivo. "Scuola e famiglia possono e devono fare molto - avverte Spina -. Inutile vietare o peggio ancora girare la testa dall’altra parte. Bisogna prevenire, oggi si conoscono molto bene tutti i pericoli".

pguenzi@caffe.ch
21.01.2018


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