L'antropologo Duccio Canestrini e la moda dei tatuaggi
"L'inconscio sulla pelle
che racconta di noi"
PATRIZIA GUENZI


S  apevate che posizione, colore, dimensione e forma di un taguaggio dicono moltissimo di una persona? Non meno del "disegno" stesso. "È il nostro inconscio, ben visibile sulla pelle, che parla di noi", conferma l’antropologo Duccio Canestrini, autore di "Antropop. La tribù globale".
Oltre al disegno scelto, anche la zona che si decide di tatuare è altrettanto significativa ed esprime molto del carattere di un individuo. "La storia del tatuaggio è antichissima - riprende Canestrini -, ma contrariamente a un tempo, quando rappresentavano l’appartenenza a determinati gruppi, oggi potremmo dire che comunicano meno. Non per questo hanno però perso significato. Fortunatamente non hanno più una connotazione negativa. A differenza di quanto si pensava in passato, infatti, non sono più simbolo di devianza".
Oggigiorno ci si fa tatuare con molta più leggerezza, meno consapevolezza, insomma. "Il che non è per forza un atteggiamento negativo - sottolinea Canestrini -. È diventata una body art, con diversi stili, dal rétro alle imitazioni di quelli della malavita ai tridimensionali". Per quanto riguarda i giovani è l’era della "fusion" tra tatuaggi e piercing, e anche tra di loro in pochi ne approfondiscono il significato. "È la ricerca ostinata di segni particolari, della lookdiversità potremmo dire", aggiunge l’antropologo.
In generale, sostengono molti esperti, dietro alla scelta di farsi tatuare si celerebbe una ricerca d’identità, un bisogno di rappresentare il proprio Io. Un’esigenza che si ritrova in persone di tutte le età. "Fermo restando che farsi disegnare una farfallina sulla caviglia è ben diverso di un drago sulla schiena".

p.g.
21.01.2018


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