La storia di Arthur nato da un'inseminazione artificiale
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Figlio di sperma ignoto
ritrova il padre sul web
ANDREA STERN


Nato da inseminazione artificiale, Arthur Kermalzeven ha 34 anni e da quando ne aveva 18 ha disperatamente cercato di capire chi fosse il suo padre biologico. C’è finalmente riuscito, poco prima di Natale, grazie a un test genetico acquistato su internet. "Ero così felice di sapere che era ancora vivo, temevo che non sarei mai riuscito a incontrarlo", racconta al Caffè. Una storia che ha dell’incredibile.
Per anni Arthur Kermalzeven si è battuto legalmente insieme a sua moglie, anche lei figlia di un donatore anonimo, invocando il diritto di ogni persona di conoscere le proprie origini. È arrivato fino a ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma si è sempre scontrato con una legislazione francese che garantisce l’anonimato dei donatori di sperma. A differenza di quanto prevede la legge svizzera , "che dal 2019 consentirà, al compimento della maggiore età, di chiedere e ottenere le generalità del padre biologico", come spiega la dottoressa Simona Cuomo del centro Procrea di Lugano.
Nella patria dei diritti dell’uomo, in Francia, la battaglia di Arthur sembrava invece perduta. Finché, nello scorso mese di settembre, lui e sua moglie Audrey decidono di commettere un atto illegale, passibile di 15mila euro di multa. Ordinano su internet un kit per fare il test del Dna da una società statunitense, pagando 99 dollari. "Ho scelto quella con il database più grande, con circa 3 milioni di persone schedate", afferma Arthur.
Meno di tre settimane dopo aver inviato la propria saliva per posta, la coppia riceve il profilo genetico. La donna scopre di avere una sorellastra tra i clienti del suo studio di avvocatura. Mentre ad Arthur la società della Silicon Valley comunica la presenza nel database di una cugina di primo o secondo grado, tale Laura, una francese residente a Londra.
Grazie a Linkedin, Arthur riesce a rintracciare la sua parente e illustrarle la sua ricerca. Poi con le informazioni ottenute va su un sito di genealogia, dove capisce che a donare lo sperma che gli ha permesso di nascere poteva essere stata una sola persona, il fratello minore del nonno di Laura. Guarda caso residente anche lui a Parigi, come Arthur. "Incredibile, è da anni che lo cercavo ed era a due passi da me", esclama.
A questo punto lo vuole incontrare. Per evitare situazioni imbarazzanti, Arthur scrive una lettera e la consegna a un vicino, chiedendogli di consegnarla al genitore in un momento in cui fosse solo. "Gli dicevo chiaramente che non cercavo un padre poiché ne avevo già uno. Volevo solo vedere che faccia aveva, da dove venivo".
L’agognata risposta arriva il mattino di Natale, mentre Arthur vaga in auto per le strade vuote di Parigi nella speranza di far dormire i suoi due figli. Il telefono squilla e una voce gli dice: "Bravo, mi hai ritrovato".
Da quel momento padre e figlio iniziano ad approfondire la loro conoscenza. Arthur viene a sapere che suo padre biologico donò i gameti negli anni ‘70 e che rimasero congelati per una decina d’anni prima del concepimento. Fece questo gesto sia perché gli venne chiesto in qualità di donatore di sangue, sia perché avendo lui stesso avuto parecchie difficoltà ad avere figli provava empatia per le coppie che si trovavano nella stessa situazione.
Viene inoltre a sapere che il suo genitore ha una rara anomalia genetica e che quindi sia lui che i suoi figli dovranno sottoporsi a dei test. Ma fa parte del gioco.
"Mi sento come se fossi passato dall’altra parte dello specchio - afferma Arthur -. Prima non riuscivo a capire perché dovessi stare lontano da una persona che aveva mostrato tanta generosità. Ora finalmente mi sento una persona come tutte le altre".

astern@caffe.ch
28.01.2018


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