I possibili sviluppi delle relazioni grazie a Giochi invernali
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La debole pax olimpica
fa parlare le Coree
GUIDO OLIMPIO


La penisola coreana è sospesa tra speranze e timori. In poche settimane si è passati dal rullo dei tamburi di guerra agli scambi diplomatici, con Pyong yang e Seul protagoniste di una nuova fase di dialogo. Apparente. Merito di una scadenza importante: i Giochi Olimpici invernali in programma dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang, nel Sud.
I nord coreani, non solo parteciperanno alle gare, ma sfileranno insieme ai nemici in occasione della giornata inaugurale. Gesto altamente simbolico che nelle intenzioni di Seul dovrebbe però portare ad un progressivo disgelo. E in effetti il filo non si è interrotto. Una delegazione di alto livello "nordista" ha visitato alcune installazioni, a guidarla Hyon Song Wol, cantante del gruppo musicale Moranbong, la band preferita dal dittatore Kim. L’apparizione della bella ragazza ha fatto doppiamente notizia in quanto erano circolate informazioni (sbagliate) su una sua fucilazione. Inoltre sembra che l’artista assumerà un maggior ruolo nella propaganda del regime insieme alla sorella del Maresciallo.
Per la Corea del Sud la mano tesa al Nord deve garantire la "pax olimpica", una fase interessante durante la quale non dovrebbero esserci provocazioni, test o mosse destinate a creare problemi. Una volta realizzate queste condizioni le due parti potrebbero poi dialogare in modo sempre più ampio. A livello politico e militare, grazie anche alla riapertura di canali di comunicazione tra gli uomini in divisa. Una "linea rossa" studiata per evitare incidenti lungo il 38esimo parallelo, il confine che separa il Nord dal Sud.
Gli sviluppi senza dubbio positivi sono però "disturbati" dallo scetticismo pragmatico di alcuni osservatori e dalla situazione sul campo. In Corea del Sud e negli Usa non mancano le voci che invitano alla prudenza: per i critici Kim Jong un vuole sfruttare la pausa dei Giochi per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni internazionali che "mordono" il suo regno. Per questo avrebbe assunto un approccio soft verso i Giochi.
L’intelligence ha continuato a segnalare violazioni, traffici, attività considerate minacciose. Washington sta valutando l’ipotesi di ispezionare in alto mare i mercantili diretti nei porti del Nord e a bordo dei quali potrebbero esserci armamenti o tecnologia necessaria allo sviluppo dell’arsenale. Il direttore della Cia, Mike Pompeo, ha rilanciato l’allarme: entro pochi mesi la Corea sarà in grado di colpire il territorio statunitense con i missili a lungo raggio, magari dotati di una testata atomica. Scenario non proprio nuovo, ma rafforzato dalle ipotesi che gli Usa possano lanciare uno strike preventivo per neutralizzare fabbriche e vettori.
Un paio di articoli hanno rimesso sul tavolo il piano che prevede attacchi limitati degli Stati Uniti, azione circoscritta che "faccia sanguinare" il regime ma senza innescare una reazione a catena, ossia un conflitto su larga scala. Gli specialisti, però, con estrema franchezza avvisano: non c’è alcuna garanzia che Pyongyang, davanti ad un blitz, freni la sua replica. Da qui l’invito a cogliere la breccia aperta dai Giochi Olimpici. Purtroppo basta poco per distruggere il debole "inizio" negoziale. Lo stesso Kim avrebbe preparato per l’8 febbraio, alla vigilia delle Olimpiadi, una grande parata per ribadire come la forza sia sempre un’opzione.
28.01.2018


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