L'autobiografia dell'imprenditore kossovaro Behgjet Pacolli
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Tra povertà e successo,
un uomo da 420 milioni
MAURO SPIGNESI


Marec è un piccolo villaggio non lontano da Pristina che oggi conta 432 abitanti, soprattutto di origine albanese. Un grappolo di casette basse di pietra, aziende agricole e qualche locanda. Behgjet Pacolli, imprenditore e attuale ministro degli esteri del Kosovo, è nato qui il 30 agosto 1951. "E quando nasci come me in un villaggio kosovaro che si chiama Marec non puoi certo dire d’essere stato facilitato da Dio", ha raccontato pochi giorni fa a Roma in occasione della presentazione della sua autobiografia "Nulla è impossibile. La mia vita dalla povertà al successo" (Cairo Editore), in libreria dal primo febbraio.
E davvero la vita spesso prende strade inattese. Pacolli, "che non si è mai fermato", ha detto a Roma presentando il libro Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio,   dopo essere andato alla conquista del mondo, è tornato a vivere qui. Ad una quarantina di chilometri dal suo paesino, nella capitale Pristina. Ci è tornato nel 2007, dopo aver fatto tappa in Germania e in Ticino, prima nel 1976 a Chiasso e poi a Lugano. Secondo di dieci figli, aveva lasciato il Kosovo poverissimo quando aveva 20 anni. In occasione delle elezioni del 2007 ha dichiarato che il suo patrimonio personale è di 420 milioni di euro. Un capitale che ha creato in quarant’anni di lavoro. Partendo da Amburgo dove si è laureato in economia e ha fatto il rappresentante, sino diventare manager di Interplastica, società che si occupa di impiantistica.
Ma la svolta è arrivata nel 1990, quando in Ticino ha fondato la Mabetex, che lo ha portato a Mosca e in altre capitali. Palazzi, hotel, ristrutturazioni di grandi edifici. Poi, nel 1998 la bufera del Russiagate, un’inchiesta dove Pacolli viene accusato d’aver corrotto la famiglia del presidente Boris Yeltsin per la ristrutturazione del parlamento russo, del teatro dell’Opera e del Cremlino. L’inchiesta è stata tuttavia archiviata e il giudice che l’aveva promossa ha perso una causa con Pacolli. "Ho vissuto intensamente una parte della storia del mondo - ha detto Pacolli - quella a ridosso del crollo dell’Unione sovietica". Personaggio molto conosciuto il Ticino, è stato sposato con la cantante Anna Oxa, per poi unirsi in matrimonio con Masha Sichkova. Nel 2006 ha fondato il partito Alleanza per il Kosovo e firmato la dichiarazione d’indipendenza del suo Paese dove è stato presidente per 42 giorni. Oggi il suo partito è centrale nel quadro politico di Pristina, dove peraltro lui ha costruito diversi, importanti edifici. "Senza i miei deputati - ha raccontato al Corriere della sera in occasione della presentazione della sua autobiografia - il Kosovo sarebbe senza governo".
Tra pochi giorni verranno festeggiati i dieci anni di indipendenza e Pacolli ha colto l’occasione per riaffermare la sua linea europeista: "La strada verso l’Europa - ha detto - è quella giusta, ma la gente non lo è: o si adegua, o è meglio che se ne vada. Il Kosovo ha una straordinaria potenzialità, la mia generazione ha l’obbligo di fare tutto quello che può per farla emergere".  Lui, da ministro degli esteri, sta pazientemente tessendo alleanze con diversi Paesi. D’altronde da imprenditore ha conosciuto un’infinità di personaggi che hanno fatto la storia. Da Nixon a Tito, da Gheddafi a madre Teresa sino a Carla Del Ponte. E nella sua autobiografia li ricorda, questi personaggi, accoppiandoli a piccoli episodi. Come quello che vede protagonista Gianni Agnelli lasciato a fare anticamera al Cremlino.  
Ora la vita di Pacolli ruota su Pristina. E nella sua autobiografia racconta una leggenda: "Narrano che a Dio, alla fine della creazione dell’universo, fossero rimasti in mano solo un paio di monti. Ne buttò un pugno un po’ a caso e creò il Kosovo".

m.sp.
28.01.2018


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