Se la politica condiziona i Giochi tra stragi e boicottaggi
Lo spirito olimpico
tradito per 7 edizioni


I Giochi Olimpici sono per definizione apolitici. Il Comitato olimpico internazionale (Cio) promuove la competizione sportiva senza discriminazioni, "in uno spirito di amicizia, solidarietà e correttezza". Il Cio prevede anche tregua olimpica nel suo statuto, osservata durante le antiche Olimpiadi. Tuttavia la politica si è insinuata nei Giochi nel corso della loro storia, attraverso il boicottaggio, la propaganda o le proteste.
Recentemente sette sono stati i casi di contaminazione. Si va dalle proteste, sino alla rinuncia legata ad avvenimenti che hanno condizionato certi periodi. Come le invasioni, della Penisola del Sinai, ad esempio, o l’Ungheria.


Berlino 1936
Le Olimpiadi Naziste
Salito al potere nel 1933 il Partito nazista usò i Giochi come un'opportunità per mostrare la Germania come una nazione benigna, fornendo carburante per la propaganda della superiorità ariana, che venne specificamente proibita dal Cio. Il Cio impose al governo tedesco di accettare atleti ebrei nella propria squadra. Di conseguenza, Helene Mayer rappresentò la Germania nella scherma. Le Olimpiadi di Berlino, tuttavia, verranno ricordate per la quadrupla vittoria dell’americano Jesse Owens, un afroamericano, al quale Hitler si rifiutò di donare di persona le medaglie d’oro. Molti ritengono che Owens abbia distrutto da solo il tentativo di dimostrare la superiorità della razza ariana.

Londra 1948
Le grandi escluse
Sia la Germania che il Giappone vennero escluse dalle prime Olimpiadi, che si tennero in Inghilterra, dopo la fine della seconda guerra mondiale. L'Unione Sovietica fu invitata ma rifiutò di inviare i propri atleti. Il Wembley Stadium fu il centro degli eventi sportivi. A quanto pare i prigionieri di guerra tedeschi costruirono l’aggancio della metropolitana per raggiungere lo stadio. I Giochi di Londra vengono anche ricordati perché furono i primi nella storia delle Olimpiadi ad essere trasmessi in tutta l’Inghilterra dalla nascente televisione. La partecipazione, nonostante i postumi alla guerra, fu alta. Con circa 4.300 atleti, di cui 468 donne, in rappresentanza di 59 Paesi.

Melbourne 1956
Le sanguinose proteste
Nell’ottobre del 1956 le brigate israeliane invasero la penisola del Sinai in Egitto dando vita alla crisi di Suez. Egitto, Libano e Iraq boicottarono i Giochi che si svolsero in Australia per protestare contro l’invasione da parte di Israele e il sostegno dei suoi alleati. Nel frattempo, l’esercito sovietico aveva invaso Budapest, in Ungheria, poche settimane prima della cerimonia di apertura. Per protestare contro questa invasione, Olanda, Spagna e Svizzera si ritirarono dai Giochi. L’Ungheria partecipò ai Giochi durante i quali ci fu un intenso confronto di pallanuoto - ricordato come "partita del sangue nell'acqua"-tra la sua squadra, all’epoca campionessa olimpica uscente, e quella sovietica.

Città del Messico 1968
Gli attentati e i diritti
Dieci giorni prima della cerimonia di apertura dei Giochi, gli studenti organizzarono una manifestazione a Città del Messico. Contestavano l’uso dei finanziamenti governativi per i Giochi olimpici piuttosto che per i programmi sociali. L’esercito circondò la piazza e uccise oltre 200 manifestanti, ferendone oltre 1.000, un evento che passò alla storia come il massacro di Tlatelolco. Durante i giochi, gli sprinter statunitensi Tommie Smith e John Carlos protestarono contro il trattamento riservato ai cittadini neri da parte del loro Paese durante la cerimonia di premiazione dei 200 metri. Salirono sul podio a piedi nudi e durante l’inno nazionale sollevarono il pugno con un guanto nero.

Monaco 1972
La strage e il terrore
I Giochi del 1972 furono segnati dall'attacco terroristico palestinese contro la squadra israeliana. Il 5 settembre 1972, otto terroristi affiliati all’organizzazione Settembre Nero entrarono di nascosto nel Villaggio Olimpico e uccisero due membri della squadra israeliana. Ne presero altri nove in ostaggio, che usarono tentando di contrattare il rilascio di 200 prigionieri palestinesi. Al fallito tentativo della polizia tedesca di liberarli i palestinesi reagirono uccidendoli tutti. Dopo quanto accaduto alcuni avanzarono la proposta di cancellare questa edizione dei Giochi olimpici. Ma il Cio rispose di no. E così, anche se con un giorno di ritardo sul programma, le gare partirono.

Montreal 1976
I boicottaggi africani
Circa due dozzine di Paesi, principalmente africani, hanno boicottato i giochi olimpici del 1976 a Montreal dopo che il Cio si era rifiutato di vietare alla Nuova Zelanda di partecipare ai Giochi poiché’ la squadra nazionale di rugby neozelandese era in tournée in Sudafrica, Paese bandito dalle Olimpiadi dal 1964 a causa delle sue politiche di apartheid. Mentre il boicottaggio non è riuscito a bandire la Nuova Zelanda dai Giochi, ha portato l'attenzione mondiale sulle politiche di apartheid in Sud Africa. Infatti, quando i South African Springboks iniziarono il loro tour di rugby in Nuova Zelanda nel 1981, furono accolti con proteste antiapartheid.

Rio de Janeiro 2016
La squadra di rifugiati
Il Cio ha creato una squadra di rifugiati per portare la loro crisi, dagli articoli di giornale e dalle immagini televisive alla ribalta internazionale. Atleti originari della Siria, del Sud Sudan, dell’Etiopia e della Repubblica Democratica del Congo sono stati scelti per la squadra, e ogni atleta si è allenato nel Paese che lo ospitava (Kenya, Belgio, Lussemburgo, Brasile o Germania). Gli atleti hanno sfilato nella cerimonia di apertura prima del Paese ospitante, il Brasile, portando la bandiera olimpica. Da ricordare anche che la presidente del Comitato Cio per selezionare la città ospitante dei Giochi, era la medaglia d’oro nei 400 metri ostacoli a Los Angeles, la  marocchina Nawal El Moutawakel.
04.02.2018


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