L'interculturalità secondo un docente di filosofia
'Conoscere le religioni
aiuta la coesione'
CLEMENTE MAZZETTA


L’insegnamento della storia delle religioni può produrre un tasso di tolleranza verso gli altri, verso le altrui convinzioni maggiore di quello odierno. Certamente favorisce l’interculturalità e la comprensione delle varie culture con tutto quel che comporta". La convinzione di Marcello Ostinelli, docente di filosofia, poggia su dati concreti essendo autore, assieme a Francesco Galetta, delle valutazioni conclusive della sperimentazione dell’insegnamento di Storia delle religioni nel secondo biennio della Scuola media ticinese. Un documento significativo, alla luce anche dell’accordo lo scorso novembre, tra Chiesa cattolica e Stato per l’introduzione della nuova materia in quarta media.
Anche se a prima vista può sembrare paradossale, in una contemporaneità dove la religione conta meno rispetto al passato nelle vite delle persone, lo studio dei culti potrebbe contare di più sul piano di una società maggiormente integrata e meno conflitturale. A dire che la religione conta meno sono i numeri. Le statistiche disegnano un quadro in Svizzera dove più del 20% dichiara di non avere alcun credo religioso (dati 2010). Anche in Ticino il fenomeno è rilevante, seppur leggermente inferiore alla media nazionale: nel 2010 il 15,8% si dichiarava senza religione.
Dopo anni di discussioni e fumate nere, dopo infruttuosi tentativi di trovare una soluzione che mettesse d’accordo le istanze laiche e quelle ecclesiastiche, lo scorso autunno si è voltato pagina. La soluzione, come noto, prevede l’introduzione nell’ultimo anno della scuola media di un insegnamento neutrale e non confessionale di Storia delle religioni, gestito dallo Stato come corso ordinario e obbligatorio per tutti. Dalla prima alla terza media rimarrà invece un’ora settimanale per l’insegnamento confessionale facoltativo della religione cattolica o evangelica riformata. Al di là del completamento del bagaglio culturale dell’allievo, la nuova materia - Storia delle religioni - potrà dirsi un successo se, come spiegato da Ostinelli, riuscirà a garantire un  tasso di tolleranza e comprensione maggiore in una società ormai pienamente multiculturale (vedi articolo sopra).
Va detto che attualmente la frequenza dei corsi di religione registra un calo costante di iscrizioni. Nella scuola media la partecipazione ai corsi di religione cattolica sono passate dal 67,6% del 2000, al 57,4% del 2010.  Per l’insegnamento religioso evangelico dal 3,8% al 3,1%.  Ma più le lezioni di religione sono state relegate ai margini, più hanno fatto discutere la politica. Lasciando in alcuni il dubbio, come per la civica, che anche la religione sia usata per altri fini. E non per quello nobile, enunciato dall’esperto.
18.02.2018


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