Intervista a Shley Gray, esperta di politiche statali
"Per chi vuole abortire
percorso a ostacoli"
MARA VALIER DA LOS ANGELES


La Corte Suprema ha legalizzato l’aborto nel 1973. Ma se oggi  una donna decide di abortire negli Stati Uniti trova difficoltà. "Molto dipende da dove vive. Ci sono sette Stati in cui c’è solo una clinica che pratica l’aborto - risponde Ashley Gray, esperta in politiche statali presso il Center for Reproductive Rights a New York -. Secondo un rapporto del National Network Abortion Funds, la distanza media da percorrere in America prima di trovare una clinica è raddoppiato tra il 2010 e il 2014. La media oggi è di 200 miglia. Alcune aree sono chiamate ‘abortion desert’".
Cos’è successo in quei quattro anni?
"I repubblicani hanno recuperato il controllo della Camera e guadagnato terreno al Senato alle elezioni di metà mandato, nel 2010. E hanno inserito centinaia restrizioni a livello statale".
Perché a livello statale?
"A livello federale è più complicato. Il mese scorso il Senato ha votato contro il divieto ad abortire oltre la 20esima settimana di gravidanza. Hanno fatto bene, era una legge crudele che prevedeva pochissime eccezioni. Intanto però lo stesso tipo di limitazioni sono state inserite in diversi Stati".
Perché le nomine di alcuni giudici da parte di Donald Trump hanno allarmato i difensori del diritto all’aborto?
"Si tratta di nomine a vita, di decisioni che peseranno sulla vita dei cittadini per decenni. Si tratta di giudici che hanno espresso in pubblico la loro opinione pro life e che presidieranno le corti d’appello federali, tribunali che risolvono circa il 99 per cento dei casi, visto che solo l’un per cento arriva alla Corte Suprema".
Qual è l’ultima battaglia che il Center for Reproductive Rights ha vinto?
"Il mese scorso in Texas abbiamo bloccato una legge che avrebbe obbligato gli ospedali a provvedere al seppellimento o alla cremazione del materiale abortivo. Questo a prescindere dal volere della paziente, anche in caso di aborto spontaneo o di gravidanza ectopica. Giusto per stigmatizzare le donne che abortiscono".
Quale battaglia invece sperate di vincere presto?
"Abbiamo fatto causa allo Stato del Montana, dove chiediamo l’abolizione di una legge che impedisce a infermiere altamente specializzate di praticare l’aborto nel primo trimestre di gravidanza. In uno Stato in cui ci sono solo quattro cliniche che praticano l’aborto, è indispensabile battersi per i diritti della donna".
18.02.2018


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