Jacques Ducry e la bandiera europea
Dire no al simbolo Ue
è regressione culturale
JACQUES DUCRY


Inspiegabile che Locarno, la città da sempre con uno spirito e uno sguardo internazionale, europeo, abbia deciso di non esporre più la bandiera dell’Europa il 5 maggio.  Inspiegabile che una città che è stata sede della Conferenza europea sulla pace negli anni ‘20, che ospita il Festival internazionale del Film, che si è sempre distinta per l’accoglienza, che ha tutt’ora una maggioranza liberale in Municipio, si sia ridotta a questo. Impensabile che abbia fatto propria una scelta che il Gran Consiglio, un anno fa, era lo scorso 9 maggio, ha respinto.
Mi rattrista la scelta di non esporre la bandiera del Consiglio d’Europa da cui siamo membri dagli inizi degli anni ‘60, di cui abbiamo firmato e ratificato convenzioni e atti a garanzia di tutti i cittadini per una giustizia equa.  Dobbiamo ricordarci della nostra appartenenza a questo continente. Perché è sulle macerie della seconda guerra mondiale che è nato il Consiglio d’Europa, il cui punto di riferimento sono i diritti umani e, istituzionalmente, la Corte europea dei diritti dell’uomo.  
Che dire? Pur comprendendo tutti le questioni che derivano dal rapporto con l’Unione europea, gli effetti del voto del 9 febbraio del 2014, impedire che si esponga la bandiera europea è preoccupante. Lor signori vogliono confondere le idee, scambiando il 5 maggio, ricorrenza del Consiglio d’Europa, il cui scopo è difendere la democrazia, tutelare i diritti umani, promuovere l’identità culturale europea, affrontare e uniformare le questioni giuridiche, con il 9 di maggio festa dell’Unione europea. Una mistificazione per un pugno di voti. È questo il nuovo che avanza? Poveri i nostri giovani!  Questo non è soltanto segno dell’avanzare dell’intolleranza, dell’ignoranza, è anche un’incomprensione di fondo della nostra storia, dell’appartenenza a questo continente. La nostra economia dipende dall’Europa, non fosse altro per il fatto che un franco su due lo guadagniamo con l’esportazione nei Paesi vicini. Andando avanti di questo passo, rinserrandoci in noi stessi, torneremo all’agricoltura. Torneremo ai forconi. Locarno tornerà un paese di pescatori.  
Ora che siamo diventati il Paese più ricco del mondo perché abbiamo accettato i soldi soprattutto europei (puliti o sporchi, grazie al segreto bancario), non vogliamo più la bandiera d’Europa? Ma noi dobbiamo molto all’Europa, non solo da un punto di vista economico, ma anche storico, culturale, ideale, spirituale. Locarno che non intende più esporre una bandiera che simboleggia la libertà, i diritti umani, la giustizia, fa solo tristezza. È una regressione politico culturale, a cui bisogna reagire con intelligenza parlando ed educando i nostri giovani a sentimenti di apertura e di tolleranza.
18.02.2018


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