Diventare "fantasmi" sul web per chiudere una relazione
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Se l'amato ti molla
e ti cancella dai social
ROSELINA SALEMI


Non è una storia di fantasmi, almeno non in senso reale. Ma un fantasma c’è davvero. L’amore che se n’è andato. Lui (o lei) non risponde più al telefono, ti cancella da Twitter, da Instagram, da WhatsApp, non siete più "amici" su Facebook, non apre i messaggi su Snapchat. È il nuovo modo di chiudere senza perdere tempo con spiegazioni e lacrime. Ma crea una specie di limbo e lascia aperta qualche romanzesca possibilità. E se lui/lei avesse perso la memoria/ fosse in coma/ vittima di un rapimento?(senza contare gli alieni). La verità è al solito, banale. Lui/lei ha tagliato la corda. In America c’è già una ricca letteratura sul tema, perché i Mir (Missing in relationship) sono in aumento e si sfogano on line. Ma anche in Svizzera il fenomeno esiste.
Secondo il sito di dating Plenty of Fish il 78% dei Millennial single ha avuto un’esperienza come ghoster e o ghostee, alternativamente carnefice o vittima. Ghosting è l’equivalente del tipo che dice "vado a comprare le sigarette" e non torna più. Ma prima ci possono essere inquietanti segnali. Per esempio lo stashing: ci si vede al bar o in discoteca e non si entra mai nella cerchia affettivo-sociale dell’altro/a. Niente serate con amici, niente indirizzi di casa. Anche il benching deve far riflettere: il partner temporeggia.
Ti mette "in panchina" e nel frattempo flirta con altri su un diverso social. Oppure fa breadcrumbing, cioè, come Pollicino, alimenta la relazione con messaggi, like, cuori e foto una volta ogni tanto, concedendo appunto, soltanto le briciole. Dopo di che si capisce il ghosting. Che complicazione l’amore digitale! Si abbandona una storia durata settimane o mesi per iniziarne una più interessante, complice l’enorme offerta dei siti di incontri. La sociologa Catherine Lejealle vede il gosthing come l’espressione "di una società adolescenziale che vuole vivere istanti super-intensi, disinvestendo sulla durata". Va bene, ma sapere che è una questione di immaturità sentimentale non aiuta, perché resta uno strascico di sensi di colpa, perdita di autostima, insicurezza ("ho qualcosa che non va"; "non mi degna di una risposta"; "avrà trovato una più sexy"). La questione è emersa come problema sociale, e di conseguenza, spettacolarizzabile. Snapchat ha prodotto una serie in otto puntate con Matteo Lane, un simpatico ragazzo col ciuffo e i baffi nel ruolo di ghosthunter o ghostbuster (acchiappafantasmi): stanava i "fantasmi" perché rispondessero alle domande dell’ex.
Infatti il 38% delle "vittime" non si arrende alla sparizione, anche se il consiglio di qualsiasi psicologo è "voltare pagina". Facile non è. Persino Sean Penn, fantasmizzato da Charlize Theron che ha rifiutato di parlargli/rispondergli nonostante abbiano dovuto fare una passeggiata insieme sul red carpet di Cannes, ha accusato il colpo. Taylor Swift è una specialista del ghosting: ha cancellato Jake Gyllenhall e Tom Hiddleston con una velocità impressionante. Ma il guaio è il submarining, o con un neologismo 2018 "zombeing".
Ovvero, a volte ritornano. Come se niente fosse. "Peggio del ghosting, dice Noah Michelson su Huff-Post, c’è solo il rifarsi vivo un mese dopo, e intendo "peggio" perché, a quel punto, avrò avuto tutto il tempo per mettere in discussione un milione di cose opinabili che mi hai detto nel nostro breve tempo insieme e ora, dopo averci pensato bene, non voglio più vederti". Bye bye. Alternativa antiansia: serendipidating. Cioè prenderla come viene…
25.02.2018


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